A Pisa è nato il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud contro gli usi ed abusi della psichiatria.
Nessuno di noi è psichiatra, psicologo o uno "specialista " della mente ma siamo tutte persone
interessate a contrastare gli effetti nefasti che questa scienza del controllo produce sull'intero corpo sociale.
Ci sembra necessario mettere in discussione le pratiche di esclusione e segregazione indirizzate
a tutti quelli che non accettano il sistema di valori imposto dalla società.
E' arrivato il momento di rompere il silenzio che permette il brutale perpetuarsi di tutte le
pratiche psichiatriche e di smascherare l'interesse economico che si cela dietro
l'invenzione di nuove malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci.
Ci proponiamo di fornire:
- un aiuto legale
- informazione sui farmaci e sui loro effetti
collaterali
- denunciare le violenze e gli abusi della psichiatria

Chiunque è interessato può intervenire alle nostre assemblee che si svolgano
tutti i martedì alle 21:30 c/o lo Spazio Antagonista Newroz in via Garibaldi 72 a PISA
per info : antipsichiatriapisa@inventati.org
3357002669

attivo il nuovo sito del collettivo
www.artaudpisa.noblogs.org

giovedì 30 luglio 2020

TRATTAMENTI SANITARI O SEQUESTRI DI PERSONA? IL CASO DEL SIGNOR L.


TRATTAMENTI SANITARI O SEQUESTRI DI PERSONA?

Il signor L. giovedì 16 luglio è stato prelevato dalla sua abitazione da infermieri e vigili urbani con la forza senza nessun provvedimento di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) nei suoi confronti, senza nessuna notifica e senza nessuna visita psichiatrica. Il provvedimento di TSO è stato firmato dal sindaco solo dopo che è stato ricoverato in ospedale; infatti attualmente L. si trova da 2 settimane nel reparto SPDC (Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura) dell’ Ospedale Le Molinette di Torino.
Il signor L. vuole esercitare il proprio diritto di libera scelta fra proposte terapeutiche differenziate e concordate col medico curante, preferendo una somministrazione di tipo orale a quella per via intramuscolare del farmaco neurolettico Haldol, da anni somministrato con cadenza mensile. La somministrazione di tale farmaco provoca indesiderabili effetti collaterali di danno neurologico di cui il signor L. non è stato sufficientemente informato, ciò nonostante ha potuto lavorare al CNR, all’Università, al comune di Torino, alla Regione Piemonte, al MEPAEGE, al NeZZS, alla NASA-Astrobiology Istitute.
Poiché il consenso deve sempre essere personalizzato, basato sulla valutazione dell'informazione, sulle possibili conseguenze di trattamento e di non trattamento, e sempre attualizzato, e che il paziente ha il diritto di decidere circa la propria salute, non sussistono gli estremi che legittimino il ricorso al TSO, visto che non viene minimamente espresso un rifiuto della terapia farmacologica. Il consenso del signor L. al trattamento psichiatrico non è stato ricercato in nessun modo e nessuna informazione gli è stata fornita circa i farmaci somministrati per via intramuscolare ed orale all'interno del SPDC. Il signor L., oltre a non aver mai rifiutato le cure, non è mai stato trovato (né durante l'esecuzione del provvedimento da parte delle forze dell'ordine, né in reparto) in uno stato di alterazione mentale da rendere necessario il ricovero. Qualunque sia stato il problema che ha fatto innescare il trattamento (ad esempio una mancata presentazione alla mensile somministrazione di Haldol intramuscolare), lo si poteva risolvere diversamente.
Giovedì 23 luglio è scaduto il primo provvedimento di TSO e ad oggi non è stata né consegnata né firmata da L. nessuna richiesta di proroga del provvedimento. Pertanto denunciamo che il signor L. è, ad oggi giovedì 30 luglio, trattenuto in modo coatto. Ci auspichiamo che non sia ulteriormente trattenuto contro la sua volontà all’interno del reparto e che possa far rientro presso la sua abitazione al più presto.
Negli ultimi giorni di degenza in reparto è stato prospettato al signor L. il ricovero in una clinica privata convenzionata senza la sua approvazione. Un vero e proprio ricatto che sempre più spesso viene rivolto alle persone che dovrebbe essere invece dimesse senza condizioni.
Se, in teoria, la legge prevede il ricovero coatto solo in casi limitati e dietro il rispetto rigoroso di alcune condizioni, la realtà testimoniata da chi la psichiatria la subisce è ben diversa. Con grande facilità le procedure giuridiche e mediche vengono aggirate: nella maggior parte dei casi i ricoveri coatti sono eseguiti senza rispettare le norme che li regolano e seguono il loro corso semplicemente per il fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle normative e dei diritti del ricoverato.
Perché molto spesso prima arriva l' ambulanza per portare le persone in reparto psichiatrico (SPDC) e poi viene fatto partire il provvedimento? Perché la persona non viene informata di poter lasciare il reparto dopo lo scadere dei sette giorni ed è trattenuto inconsapevolmente in regime di TSV (Trattamento Sanitario Volontario) ? Perché i pazienti che si recano in reparto in regime di TSV sono poi trattenuti in TSO al momento in cui richiedono di andarsene?
Perché i gravi danni dovuti alla somministrazione prolungata degli psicofarmaci non vengono presi in considerazione a livello sanitario?
Diffusa è la pratica di far passare, tramite pressioni e ricatti, quelli che sarebbero ricoveri obbligati per ricoveri volontari: si spinge cioè l’individuo a ricoverarsi volontariamente minacciandolo di intervenire altrimenti con un TSO. La funzione dell'ASO (Accertamento Sanitario Obbligatorio) è generalmente quella di portare la persona in reparto, dove sarà poi trattenuta in regime di TSV o TSO secondo la propria accondiscendenza con gli psichiatri.
Il TSO è usato, presso i CIM (Centri Igiene Mentale) o i Centri Diurni, anche come strumento di minacce quando la persona chiede di interrompere il trattamento o sospendere/scalare la terapia; infatti oggi l' obbligo di cura non si limita più alla reclusione in una struttura, ma si trasforma nell'impossibilità effettiva di modificare o sospendere il trattamento psichiatrico per la costante minaccia di ricorso al ricovero coatto cui ci si avvale alla stregua di uno strumento di oppressione e punizione.


Collettivo Antipsichiatrico Antonino Artaud

giovedì 23 luglio 2020

AGGIORNAMENTI SULLA VICENDA di ALICE DI VITA


Sotto trovate una lettera di Antonio Di Vita con gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda di Alice.
Antonio da tempo lotta per la libertà di scelta terapeutica, contro l’obbligo di cura e per la liberazione di sua figlia Alice. Ad Antonio è negato il diritto di visitare sua figlia, infatti da quando è stato nominato un Amministratore di Sostegno ogni volontà di Alice e suo padre è stata calpestata. Vi chiediamo di pubblicare la storia di Antonio e sua figlia sui vostri canali e sui vostri siti, di inoltrarla il più possibile nella speranza che altri si uniscono alla sua battaglia per la liberazione di Alice.

Collettivo Antipsichiatrico Antonino Artaud

AGGIORNAMENTI SULLA VICENDA di ALICE DI VITA

Il giorno 15/07/20 alle 18:16 Alice è stata ricoverata al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Bibbiena, per dislocazione della nuova cannula tracheostomica. La cannula in questione era stata inserita dal pneumologo dell’ Istituto La Consolata di Serravalle di Bibbiena, nella trachea di mia figlia il giorno 14/07/20 in sostituzione di quella che già aveva. Fin dai primi momenti mia figlia ha manifestato irritazione, irrequietezza e sintomi di rigetto di questa nuova cannula. Sintomi che si sono aggravati e che ne hanno determinato il ricovero presso il Pronto Soccorso di Bibbiena.
Non riuscendo a reinserire la cannula, dal Pronto Soccorso di Bibbiena Alice è stata trasferita al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Arezzo, con richiesta urgente di visita otorinolaringoiatrica.
Sono stato contattato telefonicamente durante il tragitto verso l’Ospedale di Arezzo e mi sono recato immediatamente là. Raggiunto il Pronto Soccorso ho parlato con la Dr.ssa De Giorgi G. la quale, prima di visitare Alice, mi ha chiesto informazioni riguardo alla storia clinica di mia figlia. Dopo aver visitato Alice la Dr.ssa mi ha informato sulle condizioni di mia figlia e mi ha chiesto se conoscevo chi seguiva il problema della cannula e da quanto tempo Alice non era stata visitata. Io ho risposto che Alice era seguita da un medico pneumologo e che proprio il giorno 14/07/20 aveva sostituito la cannula a mia figlia.
La Dr.ssa De Giorgi, irrigidendosi e scura in volto, ha espresso una considerazione: “Strano che il pneumologo non si sia accorto del cercine nella trachea di Alice”. La dottoressa mi ha quindi richiesto il perché ad Alice non era stata tolta la cannula dopo così tanto tempo, visto e considerato che non c’è malacia. A seguito delle mie spiegazioni date sulla base dei fatti che ho constatato di persona, la dottoressa è rimasta esterrefatta da tutto quanto è stato fatto, o meglio non fatto.  Mi ha spiegato che la situazione attuale di Alice è molto critica e mi ha anche detto che avrebbe esposto il caso al suo responsabile, Dr Guido Ciabatti, per intervenire chirurgicamente al più presto per la rimozione del cercine e della cannula,   per rimettere Alice in condizioni di tornare a respirare in modo autonomo senza più bisogno di protesi.
La Dr.ssa De Giorgi ha espresso anche un’altra perplessità riguardo al fatto che, sebbene le corde vocali di Alice siano parzialmente paralizzate, Alice riesca a parlare. Perché le corde vocali sono solo parzialmente e non del tutto paralizzate come avviene nella stragrande maggioranza dei casi? L’ho messa al corrente di fatti e cose delle quali sono a conoscenza e il suo sbalordimento è divenuto ancora maggiore.
Le tante richieste rivolte al giudice tutelare sia tramite istanze, sia attraverso lettere da me stesso scritte, affinché io potessi prendermi cura di mia figlia e farla curare presso centri altamente specializzati che avevo personalmente contattato e che si erano dimostrati pronti ed ottimisti per la risoluzione del caso di mia figlia si sono rilevate ad oggi vane. Il giudice tutelare e l’amministratore di sostegno di Alice hanno sempre rigettato le mie richieste, spesso con meschine giustificazioni, incuranti del dolore e disagio fisico e morale arrecato ad Alice. Possibile che in oltre tre anni nessuno si sia preoccupato minimamente di far visitare Alice da persone veramente competenti nella materia?  D’altra parte il giudice ha eluso la legge del 2009 (citata nelle istanze poste dal mio avvocato, Dr.ssa Malune) non prendendo in considerazione la volontà espressa da mia figlia di voler tornare a vivere con suo padre. Questa precisa volontà di mia figlia è stata da lei esternata ben tre volte in date differenti: la prima durante l’udienza del 19/11/18, la seconda in una lettera del 18/03/19 indirizzata al giudice tutelare e la terza nella relazione della C.T.U., Dr.ssa Biagi, del gennaio 2020.
Il giorno 21/07/20 mi sono recato, accompagnato dal collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, dal garante dei diritti delle persone private di libertà della regione Toscana e dal difensore civico regionale. Hanno ascoltato il mio racconto della storia di Alice e il difensore civico si è dimostrato interessato ad approfondire la vicenda.
Vi chiedo di sostenermi nella mia battaglia per ridare la vita ad Alice che si torva reclusa senza aver commesso alcun reato e senza alcuna prospettiva di vita nel vero senso della parola.

Antonio Di Vita

sabato 18 luglio 2020

Intervista su Radio Onda Rossa: racconto sul presidio per Alice e sui TSO in generale



http://www.ondarossa.info/newsredazione/2020/07/psichiatria-presidio-alice

dai microfoni di Radio Onda Rossa come collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud torniamo sulla vicenda di Alice una ragazza di 26 anni rinchiusa che il padre non riesce a vedere dal giorno del ricovero. Con lui abbiamo organizzato un presidio.
Commentiamo anche la proposta del ministro Speranza di fare il TSO a chi non vuole sottoporsi al ricovero causa Covid.




Collettivo Antipsichiatrico "Antonin Artaud" Pisa - 2007 antipsichiatriapisa@inventati.org