Collettivo Antipsichiatrico Artaud

A Pisa è nato il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud contro gli usi ed abusi della psichiatria.
Nessuno di noi è psichiatra, psicologo o uno "specialista " della mente ma siamo tutte persone
interessate a contrastare gli effetti nefasti che questa scienza del controllo produce sull'intero corpo sociale.
Ci sembra necessario mettere in discussione le pratiche di esclusione e segregazione indirizzate
a tutti quelli che non accettano il sistema di valori imposto dalla società.
E' arrivato il momento di rompere il silenzio che permette il brutale perpetuarsi di tutte le
pratiche psichiatriche e di smascherare l'interesse economico che si cela dietro
l'invenzione di nuove malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci.
Ci proponiamo di fornire:
- un aiuto legale
- informazione sui farmaci e sui loro effetti
collaterali
- denunciare le violenze e gli abusi della psichiatria

Chiunque è interessato può intervenire alle nostre assemblee che si svolgano
tutti i martedì alle 21:30 c/o lo Spazio Antagonista Newroz in via Garibaldi 72 a PISA
per info : antipsichiatriapisa@inventati.org
3357002669

attivo il nuovo sito del collettivo
www.artaudpisa.noblogs.org

mercoledì 15 settembre 2021

PISA Ven 1/10 presentazione di "IL POTERE DELLA PAROLA" di Sara Manzoli c/o S.A. Newroz


PISA VENERDI’ 1 OTTOBRE c/ lo Spazio Antagonista NEWROZ in via Garibaldi 72 alle ore 18 il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud presenta:

Il libro “IL POTERE DELLA PAROLA. La carenza dialogica nelle relazioni tra utenti e operatori nell'istituzione psichiatricadi Sara Manzoli edizioni Sensibili Alle Foglie

Questo libro nasce dall’esperienza di un cantiere di socioanalisi narrativa svolto con persone che fanno riferimento al servizio di salute mentale di Modena e provincia; un territorio che viene portato come esempio positivo a livello nazionale rispetto al proprio approccio alla cura del disagio psichico. Dalle narrazioni raccolte appare però evidente che non tutto scorra liscio come lo si racconta. La restituzione sociale del cantiere qui proposta si pone come obiettivo il mettere in luce quanto a livello di ascolto e scambio dialogico sia ancora necessario fare per poter arrivare a un reale processo di condivisione del percorso terapeutico. Spostarsi dalla centralità del farmaco alla centralità della parola sembra un passaggio imprescindibile da qualsiasi altra pratica proposta. Gli ambiti presi in considerazione sono i ricoveri psichiatrici, i dispositivi di controllo che vengono applicati nei contesti residenziali, la terapia farmacologica, lo stigma.


sarà presente l’autrice

a seguire APERICENA

l’evento si svolgerà seguendo le misure di prevenzione anti Covid

per info:

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669


domenica 29 agosto 2021

ALCUNE CONSIDERAZIONI SU ATTUALITÀ E PANDEMIA

 Pubblichiamo uno scritto sull’attualità e la pandemia di alcune/i compagne/i di Bologna

ALCUNE CONSIDERAZIONI SU ATTUALITÀ E PANDEMIA
Questo scritto prova a raccogliere alcune riflessioni emerse nel contesto pandemico attuale. Non ha la pretesa di essere esaustivo ma solo di tracciare qualche
considerazione che tenga conto di alcune complessità.

UNA PREMESSA NECESSARIA
Il consumo di immagini, emozioni forzate, informazioni e disinformazioni alimentato dai
media mainstream è ormai talmente accelerato, quasi parossistico, che ogni notizia che
può fare scalpore diventa pervasiva, spingendo la gente a prendere partito (quale che
sia), ad esprimere opinioni (quali che siano), consensi, applausi o dissensi ed
indignazioni. In un brevissimo lasso di tempo la “notizia” scivola via, slegata dalla vita
reale, facendosi sfondo, rappresentazione, teatro a cui si può assistere, vetrina per l’ego
atomizzato di ognunx, aliena ad elaborazioni complesse, come da social network.
E’ stato relativamente difficile non rincorrere l’instant-book del momento, ma non
abbiamo mai smesso di dire in modo fermo e determinato quanto l’attualità sia solo
quella dei soggetti e non quella del tempo preconfezionato, cello-phanato e distribuito
dallo Stato. Per questo abbiamo rifuggito dal farci anche noi attrici e attorx di un triste
teatrino sulla pelle deglx ultimx, che è la nostra, e piuttosto che alimentare un dibattito
infruttoso, ci siamo preoccupate di non abbandonare le strade e di lottare accanto a chi
scelta e voce non è ha, contro chi sfrutta e opprime, come abbiamo sempre fatto.
Come prima cosa ci siamo postx delle domande su come autogestirci e autotutelarci
dal virus oltre la burocrazia statale, da un punto di vista pratico e antiautoritario,
individuando aspetti da considerare e alcunx possibili criteri basati sul consenso.
Dall’inizio della pandemia in troppx hanno rinunciato ad una riflessione critica che
tenesse conto delle complessità legate al contesto emergenziale che si è venuto a
creare. Questo ha lasciato campo libero a fratture che si sono insidiate nei gruppi,
spianando la strada a sterili dicotomie (salute, cura – sorveglianza, sicurezza / si vax – no
vax…) che ricalcano la propaganda di Stato e fanno solo il gioco delle destre e dei
padroni.
Se da una parte è emersa una tendenza diffusa ad esasperare gli aspetti allarmisitico distopici legati alla pandemia senza il minimo discernimento, dall’altra si è evidenziata
invece una generalizzata minimizzazione degli effetti drammatici dei cambiamenti che
stiamo vivendo che riflette un attendismo che non rassicura.
Questo processo di polarizzazione è legato a doppio filo con la pervasività di una
comunicazione interpersonale sempre più tecnologicamente mediata: le relazioni faccia
a faccia diminuiscono sempre più, la conoscenza e le relazioni diventano sempre più
filtrate da piattaforme digitali commerciali che influenzano la percezione delle
informazioni e dei messaggi, ostacolando rielaborazioni critiche.
In molti contesti ‘compagni’ la componente dei vissuti, delle esperienze, la componente
affettiva ed emotiva della vita e delle relazioni che ci animano è stata trascurata
generando conflitto e ulteriore sofferenza, facendo sentire le persone ancora più isolate.
E’ emersa una certa indifferenza diffusa per quanto riguarda il prendersi cura di sè e
dell’altrx anche nei contesti antiautoritari e di lotta, colonizzati ancora da dinamiche di
esclusione, produttività o consumo, e sono sempre meno gli spazi in cui ricercare
reciproca soggettivazione nella ricerca comune di liberazioni che siano anche ‘pratiche’.

È UNA GUERRA TRA POVERX QUELLA CHE CI ASPETTA?
Stato, destre e padroni stanno cavalcando la pandemia riducendo le complessità e le
relazioni tra le diverse oppressioni per separarle, renderle inoffensive, manipolabili e
sfruttabili ai fini produttivo-capitalistici.
Mentre sinistra e Confindustria speculano sulle nostre vite, da oltre un anno assistiamo
all’estendersi di derive razziste, abiliste, xenofobe e sessiste, che dal regno del
pregiudizio tornano ad affermarsi attraverso un principio di determinazione aspecifico
che strizza l’occhio ad uno spietato darwinismo sociale travestito da libertà, volto a
naturalizzare le ingiustizie sociali.
Intimamente convintx che in un sistema che genera morte, malattia, disuguaglianza e
alienazione come il capitalismo, una malattia non sia solo un’etichetta diagnostica ma
sia frutto di interazioni e connessioni tra cultura, società, umanità e ambiente, crediamo
sia necessario non smettere di interrogarci sulle contraddizioni, sui dubbi, sugli
interessi, sulle oppressioni in campo legate al nuovo contesto che stiamo vivendo.

SU CURA E SALUTE NEL CONTESTO CAPITALISTA
La pandemia ha messo in luce quanto siamo disabituatx a considerare i concetti di
‘salute’, ‘malattia’, ‘cura’, in modo critico, quindi in relazione all’attuale organizzazione
socio-economica.
Mentre gli ambienti di vita e di lavoro diventano sempre più piccoli, ristretti e atomizzati,
aumenta e si amplifica a dismisura la varietà della divisione del lavoro e dello
sfruttamento. La drastica riduzione degli spazi fisici di soggettivazione ha spostato
l’alienazione dei Tempi moderni di Chaplin, dalle fabbriche all’individuo.
Si tratta di nuovi paradigmi produttivi meno fondati sulla fabbrica e più sui servizi: la
merce sei tu.
Anche la salute è sempre più individualizzata. Divenuta di pertinenza esclusiva di una
medicina organizzata definitivamente come corpo separato, la dimensione della ‘cura’
riflette l’organizzazione del corpo sociale a partire dalla divisione del lavoro e dalla
divisione in sfere sempre più isolate e mercificate di tutti i fenomeni umani.
Di quel ‘sistema sanitario’ tanto celebrato eredità delle lotte e delle agitazioni dei
movimenti degli anni ’70, rimane poco e niente, un’azienda tra le aziende annientata
dalle violente privatizzazioni.
Mentre aumenta il potere delle industrie farmaceutiche, la maggior parte dell’insieme di
attenzioni e cure necessarie per il sostentamento della vita è lavoro salariato al ribasso,
ultra-proletarizzato e fortemente connotato in termini di genere e razza.
Quanto non è compreso dai ‘servizi’ rimane tombato nelle case, schiacciato in quel
privato alienato che esprime gli stessi meccanismi patriarcali di Stato.
Da controaltare a questo isolamento dei corpi sempre più stringente, un sistema di
sfruttamento capillarizzato e in costante crescita.
L’assenza di culture dal basso in merito ai temi della ‘salute’, della ‘malattia’ e della ‘cura’
ha determinato la delega ai tecnici, totale e assoluta, e lasciato campo libero agli
interessi del Capitale di espropriare le fasce oppresse della popolazione da scelte e da
possibili processi di autodeterminazione in merito.
L’infantilizzazione che lo Stato sta attuando sul corpo sociale è lo specchio del livello di
delega che il corpo sociale ha concesso allo Stato e al Capitale.
Irrompono nel dibattito collettivo le problematicità legate alle tecnologie della
comunicazione e dell’informazione, al capitalismo della sorveglienza, al mercato delle
tecnologie legate alla salute, al corpo e alle relazioni in mano a grandi multinazionali,
nonchè l’ambiguità di una scienza mercificata e subordinata al profitto. Emerge come la
tecnologia industriale si sia servita del lavoro di milioni di lavoratrici e lavoratorx per
creare la ricchezza della ‘classe dirigente’ che aliena, sfrutta e tortura, mentre i corpi
oppressi sono ridotti ad oggetti e funzioni in relazione a chi detiene i maggiori privilegi
sociali ed economici.
Ma una riflessione critica alla scienza e alla cura nel contesto capitalista che sia
realmente antiautoritaria non può sedersi sul proprio privilegio e ridursi ad
un’amputazione ideologica della realtà, la trama complessa dei contesti di sfruttamento
è infatti composta da molteplici oppressioni che altrimenti rischiano di essere
invisibilizzate.
Si tratta quindi di impegnarsi nello svelare le interellazioni tra le diverse oppressioni che
stanno attraversando la vita di milioni di persone in un contesto di sfruttamento
sistemico, globalizzato e interconnesso.

QUALCHE RIFLESSIONE SU OBBLIGO VACCINALE E TUTELA DAL VIRUS
E’ la prima volta che vaccini basati sulla tecnologia a mRNA vengono sperimentati e non
ci sono garanzie sul comportamento a lungo termine: già solo questo dovrebbe bastare
nel considerare qualsiasi obbligo, ricatto o pressione, moralmente sbagliato.
Per questa campagna vaccinale il dubbio, che pure costituisce il motore dello stesso
metodo scientifico, non è ammesso. La medicina, intesa nella sua applicazione tecnico farmacologica, si erge a scienza esatta rinnegando le stesse basi filosofiche che la
animano.
Lo stesso Stato che ha compiuto impunemente stragi, cerca di costruire un nemico
unico e perfetto, scaricando l’emergenza su chi non risponde prontamente ad una
scelta che ha tutto il diritto di essere ponderata.
Oscillare tra carità e punizione, polarizzare le posizioni, serve a scaricare le
responsabilità, ad individualizzare le colpe, a livellare le contraddizioni e ad abbattere
tutto ciò che non si conforma al ritmo stabilito dal Capitale.
Se da una parte è necessario lottare per l’accesso a possibilità di cura per tutti e tutte,
contro i brevetti e i profitti delle multinazionali sulla pelle di chi soffre, dall’altra
legittimare l’imposizione di una vaccinazione sperimentale con coercizione e ricatto
rappresenta un pericoloso precedente che non riguarda esclusivamente la minoranza
relativa di coloro che non vogliono/non possono vaccinarsi.
E’ importante considerare che il rifiuto dei farmaci o dei vaccini non si configura solo
come privilegio, rimane aperto il tema del rapporto tra medicina e culture, tra medicina
occidentale e colonialismo medico, fermo restando le disparità di accesso alla salute in
un sistema globalizzato di sfruttamento dove le diseguaglianze hanno stretti legami di
interdipendenza.
Quindi se un discorso pro o contro la vaccinazione in astratto è un cortocircuito
costruito e fasullo buono solo a coprire le falle di un sistema che inizia a fare acqua da
tutte le parti e in modo evidente, è chiaro come il nemico rimanga uno Stato
paternalista che ha bisogno di infantilizzare il corpo sociale per tutelare esclusivamente
i propri interessi economici.
Essere contro la coercizione e l’obbligo vaccinale non ci ha impedisce di interrogarci
sulla necessità di tutela di contagio dal virus, soprattutto per quanto riguarda chi è piu
esposto e vulnerabile nei luoghi di reclusione e dello sfruttamento di massa, dove le
relazioni sono imposte e non volute. E’ evidente che dove non c’è spazio per la
soggettivazione e la cura reciproca, per la relazione e il consenso, si fa strada la
burocrazia e la coercizione, e che a pagarne il prezzo, oggi come ieri, saranno sempre e
comunque tutte quelle vite già discriminate, considerate di scarso valore o ritenute
‘improduttive’.
Se è vero che la vaccinazione stia risultando efficace nell’abbassare i ricoveri, le morti e
la pressione sul sistema sanitario, è vero anche che la campagna vaccinale portata
avanti dal governo a reti unificate ha spinto moltx a non tenere nessuna precauzione
circa reazioni avverse anche gravi che potevano essere evitate.
É importante considerare che la ‘protezione’ al momento si riferisce ad un minore
rischio di infettarsi, quindi di contrarre la malattia in modo grave e di trasmettere il virus.
Non tutela davvero dalla possibilità di contagiarsi e contagiare, ma diminuisce la
probabilità che soggetti fragili contraggano la malattia, o la contraggano in modo
grave.
Mentre tuttx fuori, rassicurati dai proclami di Stato, si sono completamente disinibitx
per quanto riguarda qualsiasi misura di prevenzione di base – perchè è arrivato il
vaccino e basta il green pass – è evidente invece che il dispositivo tecnico della
vaccinazione non basterà.
Appellarsi ad un senso di ‘comunità’ nella società neoliberista assume caratteri farseschi
quando tre quarti del mondo non ha accesso a livelli di salute minimi.
Prevenzione, riduzione del danno, redistribuzione delle risorse non se ne vedono,
rapporti di forza per mettere in discussione un sistema al collasso che si ostina a tirare
dritto nonostante tutto e tutti, nemmeno.
Intanto le case farmaceutiche produttrici di vaccini a mRNA – quelli che si stanno
rivelando statisticamente più efficaci – alzano il prezzo dei farmaci.
Si procede per ricatti, e saranno sempre di più.
SU GREEN PASS
Ed è così che si arriva al green pass, un’escamotage che lo Stato sta trovando per
scaricare di nuovo su gli individux le proprie responsabilità: si ricattano le persone con
un documento che le metterà all’angolo per poter accedere a molte attività al chiuso,
esasperando ulteriormente differenze e certificando nuove discriminazioni.
Una misura che non ha niente a che vedere con la tutela della salute e con qualsiasi
concetto di prevenzione. Chi diventerà lo sbirro di chi? Potrebbe diventare obbligatorio
per trasporti a lunga percorrenza, per la scuola e per il lavoro.
Opporsi a questo ricatto non solo è giusto, ma necessario.
Scegliendo deliberatamente di lavarsi la coscienza, lo Stato sta sancendo un’ulteriore
frattura tra un’umanità di serie A e un’umanità di serie B per tutelare gli interessi dei
soliti noti, liberi si, ma di tornare a sfruttare, mentre le disuguaglianze che hanno
segnato la pandemia sin dall’inizio continueranno a farlo.

CHI HA PAGATO FIN’ORA E CHI PAGHERÀ?
A ogni latitudine sono state le fasce della popolazione più svantaggiate – all’interno delle
quali si trovano la maggior parte dei migrantx e dei non bianchx – a essere colpite dalla
pandemia.
Le frontiere hanno mostrato tutta la loro violenza evidenziando come a questo mondo
muri e confini esistano sempre e soltanto contro i poveri, mentre merci ed economie
assassine possono girare indisturbate.
La diffusione globale del virus ha viaggiato infatti in business class alla stessa velocità
dei numeri in borsa, non annegando sui barconi nel mediterraneo. Ma le morti contano
solo se hanno effetto sui mercati, le vite valgono soltanto se è possibile metterle a
profitto.
L’ultimo anno ha messo in luce tutta la ferocia che sottende al mantenimento di questo
sistema di sfruttamento:
La strage nelle carceri ha svelato la violenza strutturale su cui si fondano tutti i luoghi di
reclusione, oltre che l’omertà dell’intervento sanitario nelle galere italiane, dove
l’eccezione non è la ‘malasanità’, ma trovare un medico non connivente con le guardie. Il
silenzio di medici e infermieri è stato assordante rispetto gli abusi compiuti in quei
giorni e rispetto agli abusi che si perpetuano ogni giorno in tutte le carceri: la salute nei
luoghi di reclusione è isolamento, annientamento, deprivazione, contenzione fisica,
farmacologica, psicologica, violenza e repressione sistemica. La reclusione genera
disturbi e menomazione, patologie e fragilità che spesso esordiscono in carcere e si
protraggono anche dopo la scarcerazione. A questo si aggiungono la fatiscenza
strutturale degli ambienti, l’insalubrità del cibo, l’assenza di docce, e il trito e ritrito
affollamento, buono soltanto come scusa per mantenere intatto il meccanismo.
Negli ospedali, nelle residenze per anziani, nelle strutture sociosanitarie si é consumata
una strage silenziosa e taciuta: operatrici e operatori sbattuti in reparti covid senza
formazione e protezioni adeguate, lavoratorx ‘usa e getta’ obbligatx a lavorare pure se
positivx fino alla comparsa dei sintomi, protocolli fatti di tachipirina e vigile attesa e
persone murate in casa senza alcuna cura o visita medica e condannata alla morte.
Mentre il numero dei morti saliva il ricatto salute/lavoro ha visto tutelati i profitti dei
padroni prima ancora della salute delle persone, come osservato drammaticamente in
Lombardia, dove ospedali e luoghi di lavoro hanno continuato ad alimentare inesauribili
il serbatoio dei positivi.
Deroga su deroga si sono continuate a tenere aperte le grandi fabbriche per volere di
Confindustria costringendo le persone ad andare a lavoro sui mezzi pubblici, mentre si
chiedeva in parlamento uno scudo penale bipartisan per proteggere imprenditori e
manager delle aziende pubbliche.
Anche l’istituzione scolastica ha mostrato tutta la sua ipocrisia: milioni di euro per
l’acquisto di banchi a rotelle per la didattica digitale ‘a seduta innovativa’ spacciati come
misura anticovid, mentre la sofferenza di bambini e bambine è scomparsa per decreto.
La morte è stata rimossa, strumentalizzata, spettacolarizzata, per essere piegata ad una
propaganda del terrore che ha impedito qualsiasi processo collettivo di socializzazione
del lutto e di condivisione del dolore.
Lo stesso Stato che ha sempre tutelato solo e soltanto gli interessi dei padroni, tenta
oggi d’un sol colpo di pulirsi la coscienza sbandierando un’ipocrita volontà di
proteggere i più fragili, quando l’eccezionalità della pandemia nel contesto capitalista
ha reso evidente quanto i profitti legati alle merci siano sempre venutx prima delle
persone.
Tutto questo è sempre stato vero, non è arrivato oggi col covid e non andrà via con un
vaccino.

CONCLUSIONI
L’isolamento imposto durante il lockdown si è insediato su una condizione di profonda
miseria umana e materiale che ha sterilizzato rapporti e legami e impedito elaborazioni
critiche dei vissuti e della realtà, mostrando come questo sistema capitalista sia il vero
responsabile dell’alineazione e della povertà che solca a tutti i livelli le nostre relazioni e
le nostre possibilità di autodeterminazione e riappropriazione, oltre che il principale
attore della frammentazione/atomizzazione che ci attraversa.

CHE FARE?
Intanto ricostruire un tessuto umano in grado di rimettere in campo rapporti di forza,
riappropriarsi dei quartieri, di bisogni e desideri, tessere alleanze e intersezioni,
costruire solidarietà, riprendersi zone autonome e indipendenti dal potere statale, farla
pagare a chi sfrutta e opprime.
Non sappiamo bene “che fare”, domanda antica, forse ci sono tante cose da fare,
vediamo bene però, un passo alla volta, dove tutto sta andando.

Agosto 2021, Bologna

sabato 7 agosto 2021

COMUNICAZIONE PAUSA ESTIVA

 Le attività del Collettivo Artaud verranno sospese per le prossime due settimane causa pausa estiva. Lo sportello d’ascolto antipsichiatrico e le assemblee settimanali riprenderanno da martedì 24 agosto. Per le urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci via email a antipsichiatriapisa@inventati.org

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669

Collettivo Antipsichiatrico "Antonin Artaud" Pisa - 2007 antipsichiatriapisa@inventati.org