MARCO
CREA – VERITÀ
PER UNA MORTE IN SPDC
Il
15 febbraio 2024 Marco Crea non si sente bene. Decide quindi di
recarsi al reparto psichiatrico dell’ospedale Sant’Antonio a
Padova e di sottoporsi volontariamente a una terapia e a un ricovero.
Uscirà da quell’ospedale dopo sei giorni, morto. Aveva trentotto
anni. Era in cura presso il Centro Salute Mentale sul territorio.
Non
conosciamo tutte le fasi che hanno portato a questo epilogo. Sappiamo
però che a un certo punto la richiesta volontaria di cura si è
trasformata in qualcosa d’altro. Marco Crea si è ritrovato legato
a un letto, in una contenzione forzata.
In
quella condizione riesce in qualche modo a chiedere aiuto al padre.
Vincenzo Crea, al cospetto del suo unico figlio in quelle condizioni,
in qualche modo fa sentire la propria voce, esprime la sua
perplessità e poi la sua contrarietà. Ma è costretto a desistere:
interviene direttamente una volante della polizia, che lo costringe
ad allontanarsi.
La
mattina seguente però, all'alba del 21 febbraio, lo richiamano
urgentemente in ospedale insieme alla famiglia: Marco è in
condizioni critiche. Morirà poco dopo per “insufficienza
respiratoria”.
La
famiglia da subito non accetta le conclusioni sbrigative dei medici.
Il padre è stato presente, ha visto, si è opposto da subito al
trattamento che i medici avevano riservato a Marco. Viene aperta
un’inchiesta per omicidio colposo ed è disposta un’autopsia, ma
la prima fase delle indagini si chiude con una richiesta di
archiviazione.
Ad
aprile 2026, e siamo all’oggi, c’è una svolta: il GIP ha accolto
l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta avanzata dalla
famiglia, quindi di fatto ordinando un supplemento di indagine. Il PM
ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici dell’ospedale
Sant’Antonio (tre psichiatri e due anestesisti) con l’accusa di
omicidio colposo. La famiglia è convinta che sarebbe stato un mix di
psicofarmaci somministrato a dosaggi eccessivi a provocare la morte
del figlio. I medici, inoltre, non avrebbero sottoposto Marco a un
monitoraggio respiratorio adeguato durante il ricovero. Il ricorso
alla contenzione meccanica e a quella farmacologica sembrerebbe
dunque essere stato letale.
Come
collettivo seguiamo da vicino gli sviluppi di questa brutta storia. Sappiamo
quanto può essere importante ottenere una risposta, una
ricostruzione accettabile e non sbrigativa di ciò che è successo
veramente durante i sei giorni del ricovero. Per questo continueremo
a tenere alta l’attenzione, affinché la famiglia di Marco Crea non
sia costretta ad affrontare un doppio lutto: la morte di un figlio, e
la privazione di una spiegazione plausibile delle cause e dei motivi
che hanno portato alla sua morte, legato a un letto d'ospedale e
imbottito di psicofarmaci.
Collettivo
Antipsichiatrico Antonin Artaud
via
San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
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