COMUNICATO COLLETTIVO - 10 OTTOBRE - GIORNATA della "salute mentale " di PROTESTA
COMUNICATO COLLETTIVO - 10 OTTOBRE - GIORNATA della "salute mentale " di PROTESTA
Il pianto dell’impiccato
Apro gli occhi e mi guardo intorno.
L’ospedale mi dà il buongiorno.
Otto camici bianchi mi fissano e mi osservano
mentre il collo rosso si avvicina
con una siringa;
penso “sono legata e ora mi bucano”.
(Poesia di Jaqueline Mezzalana)
Il 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale della salute mentale. Con questa protesta si vuole mettere in chiaro che chi organizza e presenta questi eventi fa finta di non vedere il vero volto della psichiatria: contenzioni chimiche e meccaniche, TSO, Trattamenti Sanitari Volontari che si rivelano obbligatori, false diagnosi, ritorno dell’elettroshock, depot e amministratori di sostegno; tutti strumenti che annientano e sopprimono chiunque ha la sfortuna di finire nelle grinfie delle istituzionipsichiatriche (SPDC, REMS, ATSM, comunità terapeutiche, Centri e Dipartimenti di Salute Mentale…).
Durante questa giornata si svolgono numerose iniziative condotte dalle istituzioni. Lo scopo di queste iniziative è quello di sensibilizzare sui problemi che riguardano il concetto di salute mentale in tutte le sue sfaccettature, promuovere e apportare “miglioramenti” sull’assistenza sanitaria in ambito psichiatrico, “valorizzazione” dei “pazienti” come noi, che viviamo il “disagio psichico”.
Coloro che promuovono questa ricorrenza travisano o omettono tutto ciò che attraversa una persona psichiatrizzata: suicidi, abuso di psicofarmaci, gesti autolesionistici, conseguenze da scariche elettroconvulsive, decessi durante dei tentativi di TSO o causati dalle contenzioni e dalla negligenza del personale infermieristico-medico-sanitario.
Di quale “valorizzazione” del soggetto psichiatrizzato stiamo parlando?
Che cosa vuol dire “guarire”?
Come ci poniamo davanti alla divisione mente-corpo?
Riconosciamo l’ineluttabile drammaticità dell’individualismo economico contemporaneo che ha posto le fondamenta del capitalismo neoliberista: “Non c’è alternativa, questa è l’alternativa” (M. Thatcher). Da qui la pericolosa costruzione del concetto che non siamo più comunità, ma persone singole. E che quindi tutti i problemi e tutte le soluzioni non si agiscono in supporto della collettività, ma su una contro tutti. Il manuale diagnostico statistico della psichiatria -il DSM- nel corso delle sue varie edizioni è riuscito a produrre diagnosi per ogni manifestazione di malessere o di tipicità degli individui, medicalizzando di fatto ogni aspetto delle espressioni e dei comportamenti non conformi alla società capitalistica. Con l’introduzione dell’ultima versione del DSM si è registrato il maggiore aumento di diagnosi psichiatriche e prescrizioni di psicofarmaci nell’infanzia e nell’adolescenza.
La psichiatria da sempre reprime e assoggetta le donne e le persone non conformi dal punto di vista del genere per conto del patriarcato capitalista, violentandone l’intelletto, la vitalità e la sessualità attraverso istituzionalizzazione, elettroshock e farmaci imposti. La diagnosi misogina di isteria (ma anche la psichiatria stessa, molti dei suoi metodi e delle sue tecniche) discende direttamente dalla caccia alle streghe della prima età moderna, e sopravvive in numerose categorie del DSM, nuovo Malleus Maleficarum. Occultano le patologie invisibilizzate di cui soffriamo e le violenze che subiamo. Le sopravvissute a stupri e violenza domestica costituiscono la maggior parte delle psichiatrizzate e le minorenni di genere femminile (dati UK 2021) costituiscono la maggioranza delle ricoverate sottoposte alla tortura della contenzione meccanica e chimica. La psichiatria è una disciplina gestita prevalentemente dagli uomini che “curano” le donne. Due terzi delle persone sottoposte a elettroshock è di genere femminile.
S’è trattato e si tratta ancora di togliere i corpi, di toglierci i corpi sottraendoli al dominio del nome. La follia nella psichiatria è la massima esemplificazione di dispositivi e nomi che vestono e, di contro, gesti che si svestono. Perché la follia non è per sé, è questo urto che si oppone per così dire oggettivamente al movimento della ricomprensione. Non si riposa. Non si riposa mai. Il corpo quindi è questo campo di battaglia sempre in moto anche quando vive poco, o quando muore, quando è stanco, quando gioisce, quando i tendini sono tirati e quando i muscoli sono a riposo. Il corpo è stato ed è ancora il nostro luogo del politico.
Ci raccontavano, gli infermieri del manicomio, che molti pazienti a cagione delle percosse, della vita infame che dovevano attraversare si rompevano i femori. Non un grido, non una protesta. Il silenzio. Quei corpi parevano non sentire, sicuramente non pensavano di avere il diritto a un urlo, a una bestemmia. Corpi silenziosi, silenziati. Eppure semprevivi. Questi corpi li abbiamo incontrati e abbiamo incontrato i loro figli, i loro nipoti, che siamo noi, quelli che oggi abitano sempre nel manicomiocittà, sempre noi ad essere rinchiuse dalle divise e dai camici, gli stessi di sempre.
I nomi e i luoghi sono cambiati, le funzioni sono le stesse, il tempo è trascorso, ma la storia si ripete.
Se da una parte questa narrazione allontana e isola chi ci viene presentata come socialmente pericolosa, dall’altra allontana l’idea che ciò possa riguardare la nostra stessa vita, dividendoci e rendendoci più vulnerabili e soggetti ad un controllo sociale sempre più pesante e repressivo.
Detenzione e psichiatrizzazione sono le due facce di una stessa medaglia, quella repressiva, che nelle strutture detentive come carceri e CPR si fondono e si rafforzano reciprocamente, con confini sempre meno netti. L’obiettivo è quello di portare il carcere nel manicomio e il manicomio nel carcere.Ne sono esemplificativi anche i progetti “umanitari” per la “salute mentale” di enti occidentali e israeliani in Palestina.
All’interno del sistema carcerario e dei CPR appare esplicito il ruolo di repressione e controllo della psichiatria, dove l’uso del TSO e la somministrazione massiccia di psicofarmaci affianca sistematicamente il manganello nella gestione delle persone detenute. Lo scopo di questa protesta è quello di evidenziare ciò che sicuramente uno psichiatra e chiunque sia il relatore di uno di questi eventi che celebrano la Giornata della salute mentale, non menzionerà, ciò che è veramente la psichiatria. La follia governata in questi tempi continua a essere sottratta alla vita!
“Fare della malattia un’arma. Noi, i pazienti -che saresti tu, e tu e tutti!- non soffriamo per la malattia, ma per il capitalismo gestito dai medici e la sua norma. Create collettivi di pazienti invece di lasciarvi ingannare dal feticcio nazista Heil-Salute. Malattie unitevi!"
(SPK/PF Collettivo socialista dei pazienti / Fronte dei pazienti)
Scritto e firmato da
Assemblea Permanente dei Pazienti Psichiatrici,
Collepsikattiv3 (Genova),
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud (Pisa),
con il supporto di altre realtà, persone psichiatrizzate e alleate da tutta Italia.
appp.altervista.org
assembleappp@proton.me


