A Pisa è nato il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud contro gli usi ed abusi della psichiatria.
Nessuno di noi è psichiatra, psicologo o uno "specialista " della mente ma siamo tutte persone
interessate a contrastare gli effetti nefasti che questa scienza del controllo produce sull'intero corpo sociale.
Ci sembra necessario mettere in discussione le pratiche di esclusione e segregazione indirizzate
a tutti quelli che non accettano il sistema di valori imposto dalla società.
E' arrivato il momento di rompere il silenzio che permette il brutale perpetuarsi di tutte le
pratiche psichiatriche e di smascherare l'interesse economico che si cela dietro
l'invenzione di nuove malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci.
Ci proponiamo di fornire:
- un aiuto legale
- informazione sui farmaci e sui loro effetti
collaterali
- denunciare le violenze e gli abusi della psichiatria

Chiunque è interessato può intervenire alle nostre assemblee che si svolgano
tutti i martedì alle 21:30 c/o lo Spazio Antagonista Newroz in via Garibaldi 72 a PISA
per info : antipsichiatriapisa@inventati.org
3357002669

attivo il nuovo sito del collettivo
www.artaudpisa.noblogs.org

domenica 23 agosto 2026

ASSEMBLEA ANTIPSICHIATRICA sab 29 e dom 30 agosto a CASA GALEONE

 Anche quest'anno Casa Galeone ospiterà la due giorni di incontro delle reti antipsichiatriche nazionali, importante occasione di confronto e condivisione.
Nell'ambito dei lavori abbiamo previsto due momenti aperti a tuttɜ, la sera di sabato 29 agosto e la mattina di domenica 30 agosto:

SAB 29/08 - H 21.30
READING CON PERFORMANCE MUSICALE

Samuele Dessì, musicista vercellese, nato nel 1977, frontman del gruppo Rn6, è un cantautore polistrumentista che si avvale di testi molto evocativi che parlano spesso degli "ultimi".
Donato Scienza, scrittore e poeta vercellese, nato nel 1963, anarchico, impegnato nel sociale, autore di diversi libri soprattutto di poesia.
La collaborazione tra i due ha inizio dai primi mesi di quest'anno. Le tematiche trattate durante i loro reading poetico musicali, sono comuni al loro sentire.
La loro collaborazione, che li vede presenti in giro per tutta l'Italia, ha prodotto un nuovo libro di racconti brevissimi scritto a quattro mani con in allegato cd musicale.

DOM 30/08 - H 10.30
ASSEMBLEA APERTA a tutte le individualità interessate ad approfondire la tematica dell'antipsichiatria e a condividere la propria esperienza in uno spazio sicuro e accogliente.

Vi aspettiamo a Casa Galeone, c.da San Savino 84, Civitanova Marche (MC).

 

martedì 18 agosto 2026

FAKIR

 

FAKIR

È passato un mese da quando il 19 luglio scorso a Bologna è stato ucciso Abderrahim Fakir, 42 anni, schiacciato a terra e soffocato dalla polizia durante un fermo.

Fakir viveva in Italia da quando aveva sette anni ed era titolare di una ditta di trasporti e facchinaggio. Negli ultimi mesi alla sua avvocata aveva manifestato timori legati all'entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione. Aveva paura di essere espulso dall’Italia nonostante avesse i documenti in regola.

La sua terribile storia è sparita dai giornali. Non se ne parla già più.

Sembra che non rimanga altro da fare che aspettare i risultati dell’autopsia. Anche se non ne abbiamo bisogno per sapere come è morto.

Da quando il 3 marzo 2014 Riccardo Magherini è morto schiacciato a terra a Firenze, contenuto e soffocato dai carabinieri, non abbiamo fatto un passo avanti. Siamo rimasti sempre e ancora lì.

Riccardo chiedeva aiuto. Come Fakir.

Sembra ormai una pratica ordinaria, normale, accettabile quella di rispondere all’inquietudine, allo smarrimento, all’evidente sofferenza, all’intimo turbamento in maniera repressiva e violenta, anche con lo schiacciamento a terra, il ginocchio sulla schiena, le manette, la contenzione, il soffocamento.

Le cronache sono piene di storie simili a quella di Fakir o di Riccardo Magherini. Chi vuole, (noi come Collettivo ci siamo cimentati in questa impresa) si prenda la briga di cercarle, studiarle, divulgarle... Tantissime sono le persone decedute in seguito all’esecuzione di un fermo di polizia con annesso Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), all’azione congiunta di divise e camici bianchi, di gazzelle della polizia e ambulanze del 118 o della Croce Rossa.

Riccardo e Fakir sono morti come tanti altri. Luigi Marinelli, schiacciato da un ginocchio sulla schiena durante l’intervento della polizia nella sua abitazione a Roma il 5 settembre 2011. Giacomo Zotti, morto a Urago d’Oglio in provincia di Brescia durante un TSO, a causa di due iniezioni di sedativo mentre era bloccato dai carabinieri il 26 ottobre 2011. Vincenzo Sapia, soffocato a terra da un carabiniere a Mirto Crosio in provincia di Cosenza il 24 maggio 2014. Andrea Soldi, immobilizzato con una presa al collo, ammanettato e soffocato durante un TSO (non voleva recarsi al CSM a farsi somministrare la dose di psicofarmaci) da tre vigili urbani e uno psichiatra il 5 agosto 2015 a Torino. Arafet Arfaoui, morto a Empoli il 17 gennaio 2019 dopo un’iniezione di sedativo mentre era ammanettato e schiacciato a terra dai carabinieri, con i piedi legati da un cordino di plastica. Igor Squeo, morto a 33 anni in circostanze ancora non chiarite la notte tra l'11 e il 12 giugno 2022 a Milano in seguito a un intervento di polizia e sanitari nel suo appartamento, ammanettato, schiacciato a terra in posizione prona e potentemente sedato. M.M, soffocata a 39 anni all’interno di una chiesa di Vigevano dopo essere stata ammanettata, contenuta e bloccata a pancia in giù da due vigili urbani il 3 novembre 2023.

E chissà quante altri.

Tante, troppi hanno perso la vita nel corso di un intervento delle forze dell’ordine durante l’esecuzione di un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Il TSO a tutt’oggi continua a essere l’unica pratica considerata “medica” che impone una “cura” indesiderata e involontaria attraverso l’intervento della forza pubblica. A migliaia ne vengono praticati ogni anno in Italia, decine ogni giorno. E troppo spesso finiscono così, con la morte “accidentale” di chi li subisce.

Come società e come individui facciamo fatica a empatizzare con chi esprime una sofferenza latente, evitiamo di considerare il dolore interiore e nascosto. Siamo capaci di percepire solamente la minaccia. L’unica risposta a chi si trova in un momento di difficoltà, chiede aiuto ed esige cura, ascolto, vicinanza e accoglienza sono le forze dell’ordine e dosi massicce di neurolettici e sedativi. L’incontro ravvicinato con una persona in forte crisi ha come conseguenza quasi meccanica l’appello a chi ha il monopolio della forza. Farsi carico, prendersi personalmente cura di una persona che esprime difficoltà sembra appartenere a spazi, tempi e dimensioni lontane. Nel nostro tempo, nel nostro spazio, nella nostra dimensione ciò non è più possibile. Si salta a piè pari qualsiasi rapporto umano. Chi urla per strada è potenzialmente pericoloso per sé e per gli altri, e al cittadino che non vuole guai non rimane che una soluzione, chiamare le forze dell’ordine o l’ambulanza per il ricovero coatto in psichiatria. Spesso quando le divise operano insieme ai camici bianchi, le parole si trasformano in armi, le relazioni sono surrogate da bombardamenti di psicofarmaci, contenzione e segregazione in reparti psichiatrici. Fakir è morto perché bravi cittadine alla finestra desiderosi di tranquillità, cellulare alla mano in modalità ripresa video, lo hanno consegnato a uomini in divisa. I quali, ben lungi dal preservare l’incolumità delle persone, hanno messo in atto il loro compito primario: controllare, contenere e reprimere.

Le persone sofferenti sono spesso circondate da uno stigma: una modalità collettiva, costruita nei secoli, di osservare la realtà che ci circonda e di rapportarsi alle persone, che trasforma la vulnerabilità in vergogna o pericolo. Dei matti si ride o se ne sta alla larga. Lo stigma psichiatrico va anche oltre: previene e annulla qualsiasi responsabilità personale anche se si mettono in atto trattamenti violenti e contenitivi prolungati. Alle persone considerate matte, pazze, deliranti difficilmente si crede, anche quando denunciano un danno o un abuso. Così agisce lo stigma. Ci si sente più liberi di agire impuniti. Chi è in crisi non è credibile e non è attendibile come testimone.

Fakir è stato colpito anche da questo stigma. Dopo la sua morte è stata orchestrata dai media e dal dibattito politico di infimo livello a cui siamo abituati una campagna stampa tesa a screditarlo come persona. Si è detto che forse aveva delle patologie pregresse, che assumeva stupefacenti. È stata perquisita la sua abitazione ed è comparsa la sua cartella clinica di un ricovero risalente a un mese prima della morte, quando era andato al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna per un taglio al polso, durante il quale aveva chiesto un aiuto psicologico. Il fine era chiaro: dimostrare che lui stesso fosse la causa del suo omicidio.

La famiglia di Fakir chiede verità e giustizia. La procura di Bologna ha già mostrato da che parte sta lo Stato: il fascicolo sui due poliziotti e i quattro operatori del 118 intervenuti al Pilastro non è stato aperto nel registro ordinario degli indagati, ma nel cosiddetto modello 45 bis, il registro “scudo” introdotto dall’articolo 12 del decreto sicurezza, riservato ai casi in cui si presume sin da subito una causa di giustificazione per chi porta una divisa, in adempimento del dovere. Chi vi finisce iscritto non è formalmente indagato e gli accertamenti procedono su un binario separato e più rapido rispetto a quello ordinario. Per la morte di una persona disarmata, bloccata a terra e ammanettata, il punto di partenza dell’inchiesta è la presunzione che agenti di polizia e i volontari della Croce Rossa abbiano agito legittimamente. Si tratta della prima applicazione in assoluto di questa norma in Italia.

Siamo con le famiglie di chi subisce abusi di questo tipo, spesso destinate a un doppio lutto, a una doppia perdita: strappate per sempre alla presenza dei propri cari, private della consolazione di una verità processuale plausibile e accettabile. Pochissimi sono i processi che giungono a una conclusione effettiva. Il che aggiunge un ulteriore inquietante elemento alla violenza che famiglie, parenti, amici della persona deceduta a causa dell’abuso sono costretti a sopportare: la privazione anche di una spiegazione, di una successione plausibile dei fatti e delle cause che hanno portato alla morte delle persone a loro più care.

Quello che è successo a Fakir e a tutti gli altri è il risultato della perdita di qualsiasi contatto umano. È la conseguenza della delega di azioni, pensieri e rapporti solidali a istituzioni prive per statuto di capacità relazionale, di reale interesse verso le sensazioni altrui e nei confronti di stati d’animo non rispondenti a uno standard conforme.

Un vero cambiamento non può passare che dalla consapevolezza diffusa della necessità di un ritorno alla disponibilità alla cura, quella vera, fatta di ascolto, capacità di relazione, vicinanza. Tutte caratteristiche che, inesorabilmente, stiamo, forse per sempre, perdendo in questi anni infami.

Ci rifiutiamo di pensare che questa deriva rappresenti la nostra nuova normalità.


Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud


Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa

antipsichiatriapisa@inventati.org

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3357002669 



lunedì 17 agosto 2026

LINK VIDEO TRASMISSIONE “Il Diritto Fragile” dove presentiamo il nostro primo libro ELETTROSHOCK


https://www.youtube.com/watch?v=4aVxnGsQs1I

Come collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud alla trasmissione “Il diritto Fragile” abbiamo presentato “Elettroshock. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute”.

L’elettroshock non è solo storia. È una pratica ancora presente. In Italia viene utilizzato in circa dieci strutture, pubbliche e private. Il libro ricostruisce la storia delle shock terapie e l’uso dell’elettroshock oggi attraverso le testimonianze dirette di chi lo ha vissuto. Mette in discussione un’idea diffusa: che si tratti di una pratica del passato. Quanto sono informate le persone? Qual è il ruolo del consenso? Dove si colloca il confine tra terapia e coercizione? 

Ne abbiamo parlato a “Il Diritto Fragile” con la conduzione di Michele Capano e Cristina Paderi di “Diritti alla Follia”.

venerdì 7 agosto 2026

La PROSSIMA ASSEMBLEA del collettivo Artaud si TERRÀ LUNEDì 10 AGOSTO ore 21:30 - Lo SPORTELLO è SPOSTATO a martedì 18 agosto

Vi informiamo che solo per la prossima settimana L’ASSEMBLEA del martedì si svolgerà LUNEDì 10 AGOSTO come sempre c/o S.A. NEWROZ in via Garibaldi 72 a Pisa alle ore 21:30.

lo SPORTELLO D’ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO previsto per martedì 11 agosto 2026 non sarà effettuato. Lo SPORTELLO si terrà regolarmente martedì 18 agosto, allo stesso orario, dalle ore 15:30 alle 18:30 presso la nostra sede in via San Lorenzo 38 a Pisa.

Per eventuali urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci via mail a antipsichiatriapisa@inventati.org.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

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martedì 4 agosto 2026

LIVORNO: martedì 11/08 presentazione di PAZZI DA MORIRE c/o Ex-Caserma Occupata

LIVORNO MARTEDì 11 Agosto 

c/o EX-Caserma Occupata in via Adriana 16

alle ore 20 APERIPIZZA a seguire presentazione del libro:

PAZZI DA MORIRE.

Le persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria

edizioni Sensibili Alle Foglie

a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud


 

venerdì 10 luglio 2026

Dalle INAUGURAZIONI in POMPA MAGNA alla REALTÀ dei FATTI: il CASO della WONDERLAND STELLA MARIS BEACH

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Sondra Cerrai e Andrea Giordani (i genitori di Mattia) un articolo sulla spiaggia della Stella Maris a Marina di Pisa

Dalle inaugurazioni in pompa magna alla realtà dei fatti: il caso della Wonderland Stella Maris Beach

A fine maggio (e poi con la grande campagna di comunicazione di inizio giugno), la Wonderland Stella Maris Beach di Marina di Pisa è stata presentata come un esempio di inclusione: una spiaggia gratuita, "completamente accessibile", "priva di barriere architettoniche", destinata alle persone con disabilità.

All'inaugurazione erano presenti il Sindaco Michele Conti, gli assessori, rappresentanti istituzionali e i vertici della Fondazione Stella Maris. Fotografie, comunicati stampa, dichiarazioni, sorrisi; tutto lasciava intendere che Pisa avesse finalmente una spiaggia realmente accessibile.

Poi arrivano i cittadini. E raccontano altro.

Anna Maria Bartolini, moglie di una persona con disabilità motoria al 100% e madre di due figli anch'essi con disabilità motoria al 100%, dopo aver visto la pubblicità dell'iniziativa, percorre due ore di viaggio all'andata e due al ritorno per visitare quella che era stata presentata come una struttura modello. Quello che trova è una situazione ben diversa: nessuna segnaletica per individuare la spiaggia, due automobili parcheggiate davanti all'ingresso che impedivano il passaggio delle carrozzine, la passerella di accesso montata mentre gli utenti stavano arrivando, una passerella che non arrivava neppure fino agli ombrelloni, la sedia JOB ancora inutilizzata nello spogliatoio, un bagno destinato alle persone con disabilità privo di maniglioni e di altri elementi essenziali, nessuna doccia. Sicuramente (almeno in quel momento) niente era norma.

Altri utenti hanno raccontato di essere rimasti impantanati nella sabbia con le carrozzine, altri hanno raccontato di decine di telefonate senza risposta e di una spiaggia sempre vuota (forse perché inagibile)?

La domanda è inevitabile: Perché inaugurare ufficialmente una struttura prima che sia realmente pronta? Forse per l’uso improprio di mezzi propagandistici cui la Stella Maris ci ha abituati.

L’inclusione si misura quando una persona in carrozzina riesce ad arrivare, entrare, utilizzare i servizi, raggiungere il mare e vivere una giornata senza ostacoli. L’inclusione si misura quando anche i ragazzi (in gran parte autistici) del presidio di Marina di Pisa possono usufruire di una struttura balneare che dovrebbe essere loro in prima battuta ma che loro non vedono mai.

Per questo è molto importante l'interrogazione presentata dal consigliere comunale Luigi Maria Sofia (Sinistra Unita per Pisa), che chiede al Sindaco di chiarire se, prima dell'inaugurazione, siano state verificate l'effettiva accessibilità della struttura, le coperture assicurative previste e l'eventuale utilizzo di contributi pubblici per gli interventi di accessibilità. Sono domande di buon senso. Perché quando si parla di persone con disabilità non può esserci spazio per la propaganda.

E c'è un altro elemento che rende questa vicenda ancora più delicata. La Fondazione Stella Maris è oggi impegnata nella realizzazione del nuovo Ospedale dei Bambini e dei Ragazzi a Cisanello, un investimento di circa 33, 35 milioni di euro che rappresenta uno dei progetti sanitari più importanti del territorio pisano e dell’intera Regione Toscana. Proprio per questo ci si aspetterebbe un alto livello di attenzione e di rigore da parte delle Istituzioni (Comune, USL) che hanno l’obbligo di controllare.

La Fondazione porta inoltre il peso di una ferita ancora aperta: il processo di primo grado sui maltrattamenti avvenuti nella struttura di Montalto di Fauglia, conclusosi con dieci condanne e il riconoscimento della responsabilità civile per l’Istituto Stella Maris. Processo che è durato nove anni e che ha coinvolto decine di ragazzi, di famiglie, di testimoni, di parti civili. Una vicenda che ha profondamente colpito la fiducia di tante famiglie e che avrebbe dovuto rafforzare la consapevolezza di quanto, quando si ha a che fare con persone fragili, ogni scelta debba essere improntata alla massima responsabilità.

Per questo la vicenda della Wonderland Stella Maris Beach non può essere liquidata come un semplice inconveniente organizzativo. Quando un ente chiede fiducia ai cittadini, riceve sostegno dalle istituzioni e si presenta come punto di riferimento nella cura e nell'assistenza delle persone più fragili, deve essere il primo a pretendere da sé stesso che i fatti corrispondano alle parole. L'autorevolezza non nasce dai comunicati stampa. La credibilità non si costruisce con le inaugurazioni. Si conquista, ogni giorno, garantendo che ciò che viene promesso sia davvero pronto, accessibile e all'altezza delle aspettative delle persone che più hanno bisogno di essere rispettate.



Sondra Cerrai e Andrea Giordani, genitori di Mattia



giovedì 25 giugno 2026

LINK per ascoltare la Trasmissione radio MEZZ’ORA D’ARIA su radio città Fujiko: AGGIORNAMENTI sul PROCESSO Stella Maris e sulle nostre attività

 https://www.youtube.com/watch?v=EYmJjJyWmvs&t=1395s

A Questo link potete ascoltare la puntata di sabato 20/06/26 della trasmissione Mezz'ora d'aria su radio città Fujiko di Bologna che abbiamo fatto come collettivo Artaud. Troverete aggiornamenti sul processo Stella Maris, sul libro Pazzi da morire e sulle attività del collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud.

mercoledì 10 giugno 2026

FIRENZE: mercoledì 17/06 SPRIGIONIAMO UMANITÀ incontro della Rete scritture d'evasione c/o biblioteCanova


 A FIRENZE mercoledì 17 giugno c/o BiblioteCanova in via Canova ( zona isolotto) alle ore 17:30

SPRIGIONIAMO UMANITÀ

incontro della Rete sulle scritture d’evasione

a cura del collettivo Informacarcere

Presentazione della nuova Antologia di scritture dal carcere pubblicata dal collettivo Informacarcere con letture a cura dell’associazione A voce Alta. Saremo presenti come Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud.Verranno letti alcuni brani di Luigi Gallini, dal suo libro “Socialmente pericoloso”.

martedì 9 giugno 2026

Lo SPORTELLO e l'ASSEMBLEA del collettivo Artaud la prossima settimana si terranno MERCOLEDÌ 17 GIUGNO

Vi informiamo che, solamente per la prossima settima, lo SPORTELLO D’ASCOLTO e l’ ASSEMBLEA del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud si terranno MERCOLEDÌ 17 GIUGNO. LO SPORTELLO si terrà dalle ore 15:30 alle 18:30 presso la nostra sede in via San Lorenzo 38 a Pisa. L’ASSEMBLEA si terrà alle 21:30 presso lo Spazio Antagonista Newroz in via Garibaldi 72 a Pisa. Per eventuali urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci vie mail a antipsichiatriapisa@inventati.org

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa

antipsichiatriapisa@inventati.org

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venerdì 5 giugno 2026

AUDIO della presentazione di Pazzi da Morire a Genova sabato 23 maggio 2026

 https://drive.google.com/file/d/1WkzWLnYmXZjVRp4SF7_z-AJPCMgnAGJE/view?ts=6a1c5e42&pli=1

a questo link potete ascoltare la registrazione della presentazione di Pazzi da morire che abbiamo fatto a Genova il 23 maggio 2026 c/o Libera Collina di Castello


Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa

antipsichiatriapisa@inventati.org

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mercoledì 3 giugno 2026

recensione a Pazzi da morire di Chiara Gazzola uscita sul numero di maggio 2026 della rivista Malamente

 PAZZI DA MORIRE – UN’INCHIESTA SULLA VIOLENZA ATTUALE DELLA PSICHIATRIA

Mi sento particolarmente fiera di poter segnalare la pubblicazione di questo libro (Pazzi da morire – Le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria, edito da Sensibili alle foglie a inizio anno 2026 e curato dal Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud), e non tanto perché ne ho scritto la postfazione ma in quanto conosco da vicino la caparbietà con la quale è stata condotta questa inchiesta. Un impegno faticoso che ha coinvolto il collettivo per molto tempo alla ricerca delle storie di persone “invisibili”, come le definisce Sara Manzoli nella prefazione, aggiungendo “persone di poco conto e improduttive per la nostra società capitalista”. E non si parla degli anni bui dell’era manicomiale, al contrario viene scardinato ciò che succede nelle strutture psichiatriche dopo quella che viene erroneamente definita “la chiusura delle istituzioni totali”. La differenza tra il prima e il dopo la legge 180 del 1978 (impropriamente ricordata come legge Basaglia) o, meglio, tra il prima e il dopo la chiusura dell’ultimo manicomio nell’ottobre 2002, non sta nella metodologia di approccio a chi viene diagnosticato, non sta nei dispositivi terapeutici, non sta negli abusi perpetrati (talmente comuni e numerosi da diventare una prassi istituzionalizzata), non sta nella carenza di ascolto dei bisogni e delle sofferenze: e allora c’è questa differenza? Sì, semplicemente non esistono più i grandi nosocomi, ma diverse strutture sul territorio collocate all’interno degli ospedali o degli istituti carcerari (ATSM, Articolazioni di tutela della salute mentale), in ambulatori e altre alternative gestite da enti privati e poco controllati dagli enti pubblici che però le sostengono economicamente. Questo nuovo assetto non ha però coinciso con il superamento dei metodi di ricovero coatto (TSO, Trattamento sanitario obbligatorio) né con il miglioramento di quelli di “cura”, sia perché gli operatori sanitari sono i medesimi dell’era manicomiale, sia per l’avvento di nuove molecole psicotrope somministrate anche con dosaggi mensili (depot), per l’incremento dei metodi di contenzione chimica o meccanica e del ricorso alle terapie elettroconvulsive (ora viene chiamato così ma sempre di elettroshock si tratta!), tanto efficaci da procurare le tragiche conseguenze che in questo libro vengono tristemente raccontate, facendo emergere l’incapacità istituzionale di supportare le cause sociali a monte della sofferenza o del sistemico abbandono. La ricerca dei documenti e delle testimonianze è stata molto complessa e tortuosa: le vittime ovviamente non possono parlare; alcune vicende erano già note e hanno usufruito del privilegio della cronaca giornalistica, grazie soprattutto a comitati sorti affinché non cadessero nell’oblio; su altri decessi si sono raccolte le poche notizie certe a disposizione, specificandone le fonti e il metodo scelto quando le stesse risultavano incomplete o contraddittorie. Questa inchiesta si chiude raccogliendo 106 storie di persone decedute a causa dei trattamenti psichiatrici negli ultimi ventiquattro anni, specificando quanto vi sia l’alta probabilità che non rispecchi il numero esatto delle vittime, anche perché le cartelle cliniche sono spesso coperte da segretezza, non vengono compilate in modo corretto e comunque non vi è obbligo di annotazioni su un registro statistico; inoltre, qualora la persona ricoverata non abbia supporti familiari o sociali, l’invisibilità prima citata può trasformarsi in oscuro occultamento. Il collettivo, prima di entrare nel vivo delle motivazioni dei ricoveri e del loro esito nefasto, ha voluto specificare gli intenti che si è prefissato nello svolgimento di questo impegno, la metodologia perseguita e la motivazione della suddivisione dei capitoli. Ad esempio vi si legge : “L’idea di una pubblicazione che andasse oltre il caso, che rendesse l’idea del numero, della sistematicità diffusa, del carattere strutturale, non episodico, della violenza psichiatrica, è stato il principio guida che ha sostanziato la nostra lunga e paziente attività di schedatura”. Le cause di morte, che in alcuni casi si intersecano fra loro, vengono divise in sei capitoli preceduti da altrettante introduzioni: gli effetti collaterali degli psicofarmaci, i mezzi di contenzione, l’ordinaria disattenzione o la carente presa in carico, gli abusi in divisa e in camice bianco, l’assenza di cure negli OPG (Ospedali psichiatrici giudiziari, ora sostituiti dalle REMS, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) o nelle ATSM e i casi di suicidi indotti dai soprusi perpetrati nei reparti. Emerge in modo inequivocabile come lo stigma e il pregiudizio che ricoprono la figura di qualsiasi paziente psichiatrico si mantengano immutati: la sua parola, la sua esperienza, le sue esigenze, come le sue aspirazioni esistenziali, rimangono inascoltate in quanto vengono giudicate come “voce di una mente malata” che, in quanto tale, perde valore al confronto di quella dei familiari, dei medici o di altre figure capaci di accusare dimostrando la volontà di ostacolare l’altrui libertà e utilizzando metodi di contenzione o l’interdizione giuridica. Oggi come ieri si conferma “l’asimmetria di potere nella relazione fra utente e psichiatra”, è infatti l’unica specializzazione della medicina che non ammette alcuna libertà di scelta terapeutica e attua prassi violente ormai tanto consolidate che sarebbe sbagliato pensare a “casi limite” o a incidenti di percorso: siamo in un ambito di presunta scientificità capace di ergersi a arbitro e giudice del destino di molte persone per stabilire, in base a criteri morali, il confine fra il normale e il patologico. Questo libro è particolarmente prezioso proprio perché scava nelle crepe della società e di un’umanità che potrà salvarsi soltanto quando riuscirà ad eliminare tutti i dispositivi politici e culturali che alimentano ingiustizia e discriminazione. Il ricavato delle vendite sarà utilizzato per sostenere le attività del Collettivo A. Artaud; le copie possono essere richieste all’indirizzo mail antipsichiatriapisa@inventati.org o al sito della casa editrice.

Chiara Gazzola

lunedì 1 giugno 2026

MILANO: sabato 6 giugno a Contatto presentazione di PAZZI DA MORIRE c/o Lock

a MILANO durante CONTATTO di Brigata Basaglia

a LOCK – Laboratorio OCcupato Kasciavìt in via San Faustino 62

SABATO 6 GIUGNO alle ore 14:30 a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

presentazione del libro:

"PAZZI DA MORIRE. Le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria" edizioni Sensibili alle Foglie

 

giovedì 28 maggio 2026

LINK per ascoltare l'intervista sulla morte di Marco Crea a Radio Onda d'Urto

Questo sotto è il link per ascoltare l'intervista che abbiamo fatto, come collettivo Artaud, a Radio Onda d'Urto sugli aggiornamenti della vicenda processuale riguardo la morte di Marco Crea avvenuta presso il reparto psichiatrico dell' ospedale Sant'Antonio di Padova nel 2024.


https://www.radiondadurto.org/2026/05/28/verita-per-la-morte-di-marco-crea-nel-reparto-psichiatrico-dellospedale-di-padova/

Il prossimo SPORTELLO D’ASCOLTO ci sarà MERCOLEDì 3 giugno

 Vi informiamo che lo SPORTELLO D’ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO previsto per martedì 2 giugno 2026 non sarà effettuato. Per la prossima settimana lo SPORTELLO si terrà mercoledì 3 giugno 2026, allo stesso orario, dalle ore 15:30 alle 18:30 presso la nostra sede in via San Lorenzo 38 a Pisa. Lo SPORTELLO si svolgerà regolarmente ogni quindici giorni a partire da martedì 16 giugno.

Per eventuali urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci via mail a antipsichiatriapisa@inventati.org.

martedì 26 maggio 2026

MARCO CREA – VERITÀ PER UNA MORTE IN SPDC

MARCO CREA – VERITÀ PER UNA MORTE IN SPDC

Il 15 febbraio 2024 Marco Crea non si sente bene. Decide quindi di recarsi al reparto psichiatrico dell’ospedale Sant’Antonio a Padova e di sottoporsi volontariamente a una terapia e a un ricovero. Uscirà da quell’ospedale dopo sei giorni, morto. Aveva trentotto anni. Era in cura presso il Centro Salute Mentale sul territorio.

Non conosciamo tutte le fasi che hanno portato a questo epilogo. Sappiamo però che a un certo punto la richiesta volontaria di cura si è trasformata in qualcosa d’altro. Marco Crea si è ritrovato legato a un letto, in una contenzione forzata.

In quella condizione riesce in qualche modo a chiedere aiuto al padre. Vincenzo Crea, al cospetto del suo unico figlio in quelle condizioni, in qualche modo fa sentire la propria voce, esprime la sua perplessità e poi la sua contrarietà. Ma è costretto a desistere: interviene direttamente una volante della polizia, che lo costringe ad allontanarsi.

La mattina seguente però, all'alba del 21 febbraio, lo richiamano urgentemente in ospedale insieme alla famiglia: Marco è in condizioni critiche. Morirà poco dopo per “insufficienza respiratoria”.

La famiglia da subito non accetta le conclusioni sbrigative dei medici. Il padre è stato presente, ha visto, si è opposto da subito al trattamento che i medici avevano riservato a Marco. Viene aperta un’inchiesta per omicidio colposo ed è disposta un’autopsia, ma la prima fase delle indagini si chiude con una richiesta di archiviazione.

Ad aprile 2026, e siamo all’oggi, c’è una svolta: il GIP ha accolto l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta avanzata dalla famiglia, quindi di fatto ordinando un supplemento di indagine. Il PM ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici dell’ospedale Sant’Antonio (tre psichiatri e due anestesisti) con l’accusa di omicidio colposo. La famiglia è convinta che sarebbe stato un mix di psicofarmaci somministrato a dosaggi eccessivi a provocare la morte del figlio. I medici, inoltre, non avrebbero sottoposto Marco a un monitoraggio respiratorio adeguato durante il ricovero. Il ricorso alla contenzione meccanica e a quella farmacologica sembrerebbe dunque essere stato letale.

Come collettivo seguiamo da vicino gli sviluppi di questa brutta storia. Sappiamo quanto può essere importante ottenere una risposta, una ricostruzione accettabile e non sbrigativa di ciò che è successo veramente durante i sei giorni del ricovero. Per questo continueremo a tenere alta l’attenzione, affinché la famiglia di Marco Crea non sia costretta ad affrontare un doppio lutto: la morte di un figlio, e la privazione di una spiegazione plausibile delle cause e dei motivi che hanno portato alla sua morte, legato a un letto d'ospedale e imbottito di psicofarmaci.


Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa

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lunedì 25 maggio 2026

domenica 31 maggio a FemmFest: "ANTIPSICHIATRIA PRATICHE LOTTE E VISIONI"

 

a FEMMFEST 2026 DOMENICA 31 MAGGIO

ore 15 a Savignano sul Panaro, Modena:

"ANTIPSICHIATRIA PRATICHE LOTTE E VISIONI"

incontro con Brigata Basaglia e 

il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

giovedì 21 maggio 2026

LINK VIDEO TRASMISSIONE “Il Diritto Fragile” dove presentiamo il nostro libro PAZZI DA MORIRE

https://www.facebook.com/watch/?v=1338017728178919

106 storie. 106 persone morte negli ultimi vent’anni in Italia, in contesti legati alla psichiatria. Non episodi isolati. Ma un quadro che pone interrogativi profondi. Il libro raccoglie dati, luoghi, cause di morte e ricostruisce i principali dispositivi: contenzione, TSO, REMS e strutture detentive, psicofarmaci, incuria e imperizia, suicidi. Un lavoro che mette in discussione le pratiche e il sistema. Cosa accade quando i luoghi della cura diventano, per alcune persone, luoghi di morte? Ne parliamo a Il Diritto Fragile con la conduzione di Michele Capano e Cristina Paderi di "Diritti alla Follia"

mercoledì 13 maggio 2026

SESTRI LEVANTE : 24/05 presentazione di PAZZI DA MORIRE c/o circolo Matteotti

SESTRI LEVANTE domenica 24 MAGGIO alle ore 15 

c/o il Circolo Matteotti in via per Santa Vittoria 121 

 il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud presenta :

"PAZZI DA MORIRE. Le Storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria" 

Edizioni Sensibili alle foglie

 

domenica 10 maggio 2026

GENOVA 23/05 presentazione di PAZZI DA MORIRE c/o Libera Collina di Castello

A GENOVA SABATO 23 MAGGIO alle ore 18

c/o Libera Collina di Castello Piazza Santa Maria in Passione

il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud presenta :

"PAZZI DA MORIRE. Le Storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria".

106 storie di persone uccise dalla psichiatria in Italia: non casi eccezionali ma racconti di alcune delle vite spezzate dagli abusi e la violenza strutturale e sistemica della psichiatria.


A seguire dibattito, chiacchiere ed apericena insieme al collettivo genovese Collepsikattiv3.


 

martedì 5 maggio 2026

MATERIALI corso di formazione Il paradigma psichiatrico fra scuola e società – A cura del Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud e Acacia scuola

 https://artaudpisa.noblogs.org/post/category/il-paradigma-psichiatrico-tra-scuola-e-societa/

A questo link sul nostro sito potete trovare tutto il materiale del corso “Il paradigma psichiatrico fra scuola e società. Medicalizzazione, controllo e perdita della dimensione educativa. Per ritornare a insegnare." a cura del Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud e Acacia scuola. Troverete il programma del corso, i video degli interventi dei relatori, tutte le slide, bibliografia, filmografia, sitografia e podcast.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

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mercoledì 22 aprile 2026

FIRENZE: venerdì 8/05 presentazione di NEANCHE UN FILO D'ERBA c/o comunità delle Piagge con Renato Curcio e Paolo Bellati

 

VENERDÌ 8 MAGGIO COMUNITÀ DI BASE delle PIAGGE alle ore 18 c/o il centro sociale il Pozzo 

in piazza I. Alpi-M. Hrovatin 2 FIRENZE

il COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD presenta:

NEANCHE UN FILO D’ERBA Socioanalisi narrativa di un carcere minorile

edizioni Sensibili alle foglie

a cura di PAOLO BELLATI e RENATO CURCIO

interverranno gli autori

a seguire Apericena

martedì 21 aprile 2026

LINK per ascoltare l'intervista sulla donna morta a Vigevano su Radio OndaRossa

 Questo sotto è il link per ascoltare l'intervista fatta, come Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud,

a Radio Ondarossa sulla vicenda della donna morta in chiesa a Vigevano ammanettata e contenuta.

https://www.ondarossa.info/newsredazione/2026/04/morire-contenzione-vigevano

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

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martedì 14 aprile 2026

MORIRE IN CHIESA, AMMANETTATA E CONTENUTA

MORIRE IN CHIESA, AMMANETTATA E CONTENUTA

Novembre 2023. Vigevano, Pavia.

Chiesa della Madonna Pellegrina.

I giornali raccontano che è in corso un funerale. Una donna, già in carico ai servizi psichiatrici, entra, si inginocchia, va in crisi, alza la voce. «Non aveva la percezione del luogo in cui si trovava. Abbiamo quindi pensato di chiedere un intervento di natura sanitaria e di pubblica sicurezza», racconta il parroco alla stampa. Sembrerebbe dunque un TSO in piena regola, ma i resoconti cronachistici sono reticenti e contraddittori. Di certo si capisce che c’è stato l’intervento di due agenti della polizia locale, che avrebbero in qualche modo fermato e contenuto la donna. «La donna era a pancia in giù: uno le teneva la testa bloccata per impedirle di picchiarla contro il pavimento mentre i colleghi le aveva bloccato le gambe», secondo un altro quotidiano.

La donna muore durante il fermo.

C’è un processo attualmente in corso. I due agenti devono difendersi dall’accusa di omicidio colposo. «I poliziotti, infatti, avrebbero immobilizzato e ammanettato la donna […] la quale subito dopo sarebbe morta. La Procura dovrà chiarire se il decesso sia stato causato dalle modalità con cui la 39enne è stata fermata o se sia morta per cause naturali», riferisce ancora la stampa.

Fin qui i resoconti cronachistici. Malgrado le nostre ricerche non c’è stato possibile avere ulteriori informazioni sugli sviluppi del procedimento in corso.

Da quello che risulta, e da quello che siamo riusciti a sapere direttamente, la vittima non era una persona aggressiva, né in quel momento stava commettendo violenza contro altre persone. Esprimeva sicuramente a suo modo uno stato di profonda sofferenza interiore, di difficoltà personale. Sarebbe stato necessario prendersi carico, attuare modalità di protezione, ascolto e cura.

Invece sembra ormai una pratica ordinaria, normale, accettabile quella di rispondere all’inquietudine, allo smarrimento, all’evidente sofferenza, all’intimo turbamento in maniera repressiva e violenta, anche con lo schiacciamento a terra, le manette, la contenzione, il soffocamento. Con i mezzi tipici del trattamento sanitario obbligatorio, l’unica pratica “medica” che si mette in atto con l’intervento della forza pubblica, con l’imposizione della “cura”. A migliaia ne vengono praticati ogni anno in Italia, decine ogni giorno. E troppo spesso finiscono così, con la morte “accidentale” di chi li subisce.


Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud


Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa

antipsichiatriapisa@inventati.org

www.artaudpisa.noblogs.org

3357002669


domenica 12 aprile 2026

LIVORNO: venerdì 17/04 presentazione di PAZZI DA MORIRE c/o Teatro Officina Refugio

VENERDÌ 17 APRILE a LIVORNO c/o il Teatro Officina Refugio Scali del Refugio 8 alle ore 18:30

presentazione di

PAZZI DA MORIRE

Le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria. 

Edizioni Sensibili alle foglie

a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

 

venerdì 10 aprile 2026

FIRENZE lunedì 13 aprile SALUTE MENTALE O PRODUTTIVITÀ? c/o la Facoltà di psicologia

FIRENZE LUNEDÌ 13 APRILE c/o la Facoltà di psicologia in via della Torretta alle ore 15

SALUTE MENTALE O PRODUTTIVITÀ? L’università come specchio del sistema che ci spinge verso la malattia

Ne parleremo con la dott.ssa Meringolo ex docente di psicologia

e il collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

in Aula 008

a seguire aperitivo benefit

 

mercoledì 1 aprile 2026

ROVERETO: sabato 11/04 presentazione di PAZZI DA MORIRE c/o Circolo Cabana


ROVERETO (TN) SABATO 11 APRILE c/o Circolo Culturale Cabana in via Campagnole 22 alle ore 17

il Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud presenta:

PAZZI DA MORIRE Le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria. Edizioni Sensibili alle foglie

L'iniziativa è dedicata a Matteo Tenni, ucciso da un carabiniere dopo un inseguimento il 9 aprile 2021 a Pilcante di Ala (TN).


martedì 31 marzo 2026

Il prossimo SPORTELLO D’ASCOLTO ci sarà MARTEDì 7 aprile

Vi informiamo che il prossimo SPORTELLO D’ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO si terrà martedì 7 aprile 2026 allo stesso orario, dalle ore 15:30 alle 18:30, presso la nostra sede in via San Lorenzo 38 a Pisa. Per eventuali urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci via mail a antipsichiatriapisa@inventati.org

mercoledì 25 marzo 2026

PISA: giovedì 9/04 presentazione de "Il GATTABLU" c/o S.A. Newroz

GIOVEDÌ 9 APRILE a PISA c/o S.A. NEWROZ via Garibaldi 72 alle ore 18

il COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD

presenta:

IL GATTABLU

Una narrazione delle attività artistiche e sociali

del centro diurno di salute mentale di Scampia

a cura di NICOLA VALENTINO

edizioni Sensibili alle Foglie

è possibile fare a meno di maltrattamenti e violenze in psichiatria? Che cosa intendiamo per cura e benessere?

Per info:

antipsichiatriapisa@inventati.org

www.libreriapaulofreirepisa.com

mercoledì 11 marzo 2026

TESTIMONIANZA di una persona che soffre una condizione indotta da psicofarmaci riconosciuta come irreversibile

 

Riceviamo e pubblichiamo...

R. ha 53 anni e da tre anni è mezzo vive in una condizione che lei stessa definisce una "vita non vita". La sua esistenza è scandita da un movimento incessante, incontrollabile, accompagnato da un'angoscia interna costante e da una sofferenza che non conosce tregua né prospettiva di miglioramento. La diagnosi è "acatisia grave iatrogena", una condizione neurologica indotta da farmaci neurolettici, riconosciuta come irreversibile da numerosi specialisti. Quella di R. non è solo una storia di malattia ma una testimonianza che interroga il sistema sanitario, il rapporto medico–paziente e il concetto stesso di autodeterminazione.
"Non augurerei questa condizione al mio peggior nemico": così R. descrive l'acatisia, una sofferenza che va oltre il dolore fisico. È un'esperienza totalizzante, che coinvolge corpo, mente ed emozioni, "una condizione terribile, peggiore di molte malattie gravi perché non ha una fine", racconta. A differenza di patologie come il cancro o la SLA, con una prognosi riconoscibile, l'acatisia ha sintomi che non sono mortali ma condannano ad una sofferenza senza termine. La giornata di R. si svolge tra il letto e la necessità incontrollabile di muoversi: camminare, oscillare, spostarsi sul posto non è una scelta ma un imperativo neurologico. A questo si aggiunge l'anedonia: l'incapacità di provare piacere, emozioni, sentimenti. "È come essere vivi ma già morti".

Danni iatrogeni e perdita dell’identità

L'acatisia di R. porta con sé numerosi effetti collaterali: incontinenza urinaria e fecale, perdita parziale di udito e vista, secchezza delle facci, disintegrimento, caduta dei capelli. Ha inoltre subito un ictus cerebrale, con importanti conseguenze cognitive: deficit di memoria, attenzione e concentrazione. "Ho una laurea in diritto ed economia, ho sostenuto 33 esami. Oggi non ricordo nulla". La perdita di competenze, ricordi, del passato: una seconda forma di annientamento che ha portato la sua identità ad una progressiva dissoluzione.

L’inizio: da un episodio d’ansia al ricovero

Tre anni e mezzo fa R. si era rivolta alla guardia medica per un episodio d'ansia. Invece di un ascolto o di un primo intervento psicologico, si è trovata etichettata con una diagnosi di "depressione maggiore" e quindi ricoverata in reparto psichiatrico. Qui le sono stati somministrati neurolettici (aripiprazolo e aloperidolo), associati ad antidepressivi. I primi segnali di allarme sono stati immediati: blocco dell'azione, irrequietezza interna ed esterna, perdita del controllo motorio. Sintomi che non sono stati riconosciuti come effetti avversi ma sottovalutati o attribuiti ad ansia. La sospensione dei farmaci, che avrebbe dovuto essere tempestiva, è avvenuta con grave ritardo, cronicizzato la condizione.

Una patologia ignorata

L'acatisia, spiega R., è una condizione poco conosciuta, non solo dai pazienti ma anche da molti medici ed "è grave che non la conoscano nemmeno i medici di base". In più occasioni, lei e la sua famiglia si sono sentiti rispondere con leggerezza e brutalità: "Se cammina, lasci che cammini, fa bene".
Il mancato riconoscimento precoce ha avuto conseguenze irreversibili: numerosi neurologi e centri specialistici italiani hanno confermato la diagnosi di acatisia grave indotta da neurolettici, definendola cronica e irreversibile. Alcuni professionisti, con decenni di esperienza clinica, hanno dichiarato di non aver mai visto un caso di tale gravità.

Autodeterminazione e suicidio medicalmente assistito

Di fronte all'assenza di prospettive terapeutiche e ad una sofferenza ritenuta insopportabile, R. ha avviato la procedura per il suicidio medicalmente assistito. Una richiesta che però, in Italia, ha incontrato enormi ostacoli al rispetto di una commissione che non l'ha autorizzata nel suo caso. "Chi mi ha messa in queste condizioni è la stessa persona che oggi mi dice che devo vivere così", afferma, denunciando un conflitto etico, umano e istituzionale. Per R. non si tratta di rifiutare la vita ma di rifiutare una condizione che considera indegna. "Amo la vita ma non avrei mai voluto vivere una vita che non fosse degna di questo nome" e rivendica il diritto all'autodeterminazione, senza lasciare che della sua vita debba decidere (e
giudicare) una commissione di estranei che forse ha difficoltà anche solo ad immaginare una vita in queste condizioni. Motivazioni che l'hanno spinta ad andare avanti e che le hanno permesso di
trovare una struttura che, all'estero, accontenterà la sua ultima richiesta.

Un appello al sistema sanitario

Il messaggio che R. vuole lasciare non è rivolto a chi, come lei, è ormai "oltre il punto di non ritorno" ma a chi potrebbe ancora essere protetto. Il suo appello è chiaro: più psicoterapia, meno farmacologia. I farmaci, soprattutto in ambito psichiatrico, dovrebbero essere l'ultima risorsa, utilizzati con estrema cautela, per periodi limitati e sotto attento monitoraggio.
"Prima della patologia va vista la persona, va vista l'anima" ed il sistema sanitario è da denunciare se procede per protocolli, con poco tempo per l'ascolto e una tendenza eccessiva alla prescrizione farmacologica. "I farmaci non sono caramelle. Qui c'è in ballo una vita umana e la mia vita non deve essere sprecata". Nel raccontare la sua storia, R. non cerca pietà ma rispetto e riconoscimento. Vuole che la sua sofferenza possa almeno evitare che altri attraversino lo stesso percorso. Anche solo mostrando il suo corpo in movimento continuo per pochi minuti fa una domanda semplice e disarmante: "Sì può vivere così?". La risposta può essere solo un silenzio carico di consapevolezza e poi un NO. Ed è proprio per questo che la sua testimonianza merita ascolto, rispetto e responsabilità.

giovedì 5 marzo 2026

8-9 MARZO: SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA GLOBALE. COSA SONO LA CURA e il BENESSERE per NOI? Parteciperemo agli interventi come Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud


8-9 MARZO: SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA GLOBALE. “LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!” 
L’8 e 9 marzo Non Una di Meno chiama alla mobilitazione e allo sciopero femminista e trans femminista globale. Uno sciopero politico produttivo, riproduttivo, dai consumi e dai generi che, quest’anno, si articolerà attraverso due giornate di mobilitazione: se lunedì 9 marzo sarà infatti il giorno dello sciopero vero e proprio, domenica 8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione diffusa su tutto il territorio nazionale.

Come Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud parteciperemo LUNEDì 9 MARZO a PISA alla piazza tematica dedicata alla SALUTE. Alle ore 15:30 in piazza Vittorio Emanuele SALUTE PER TUTT3 Le nostre vite valgono! COSA SONO LA CURA E IL BENESSERE PER NOI?Come Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud parleremo di cos’è il benessere per noi, e del modo in cui viene affrontata la cura della persona nel sistema sanitario.



 

Collettivo Antipsichiatrico "Antonin Artaud" Pisa - 2007 antipsichiatriapisa@inventati.org