A Pisa è nato il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud contro gli usi ed abusi della psichiatria.
Nessuno di noi è psichiatra, psicologo o uno "specialista " della mente ma siamo tutte persone
interessate a contrastare gli effetti nefasti che questa scienza del controllo produce sull'intero corpo sociale.
Ci sembra necessario mettere in discussione le pratiche di esclusione e segregazione indirizzate
a tutti quelli che non accettano il sistema di valori imposto dalla società.
E' arrivato il momento di rompere il silenzio che permette il brutale perpetuarsi di tutte le
pratiche psichiatriche e di smascherare l'interesse economico che si cela dietro
l'invenzione di nuove malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci.
Ci proponiamo di fornire:
- un aiuto legale
- informazione sui farmaci e sui loro effetti
collaterali
- denunciare le violenze e gli abusi della psichiatria

Chiunque è interessato può intervenire alle nostre assemblee che si svolgano
tutti i martedì alle 21:30 c/o lo Spazio Antagonista Newroz in via Garibaldi 72 a PISA
per info : antipsichiatriapisa@inventati.org
3357002669

attivo il nuovo sito del collettivo
www.artaudpisa.noblogs.org

domenica 15 luglio 2018

MARCO CAVALLO ESISTE ANCORA? Speciale di Sicilia Libertaria per i 40 anni di legge 180


MARCO CAVALLO ESISTE ANCORA? a 40 anni dalla Legge 180.
speciale SICILIA LIBERTARIA luglio/agosto 2018    http://www.sicilialibertaria.it
Con articoli di Chiara Gazzola, di Giuseppe Bucalo (Soccorso Viola) e del collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud. Sotto il nostro contributo.
 RICOVERI,RICATTI, REPRESSIONE
L’Italia è l'unico paese al mondo dove dal 1978 con la legge 180 i Manicomi sono stati aboliti. Ma la riforma del sistema psichiatrico si è rivelata più verbale che materiale: ai cambiamenti formali non sono seguite differenze sostanziali delle condizioni di vita dei soggetti internati. Quello che è certo è che la rivoluzione psichiatrica all’italiana ha riguardato solo i luoghi della psichiatria, ma non i trattamenti e le logiche sottostanti. La legge 180 non ha impedito alla psichiatria di riorganizzarsi intorno al paradigma biologico e a ridurre le pratiche alternative ad un ruolo di secondo piano rispetto alle terapie farmacologiche.
L’uso massiccio di sostanze e un corredo di narrazioni consolatorie hanno permesso alla psichiatria di mitigare l’impatto sociale del crollo del modello segregazionista e ripresentarsi quale garante credibile del controllo, confinando lo scandalo dei manicomi dentro una storia passata. Ma ad oggi nei 320 reparti psichiatrici, gli SPDC (Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura e solo in una ventina di essi non si usa la contenzione meccanica) e nelle oltre 3200 strutture psichiatriche residenziali e centri diurni sul territorio in molti casi si sono conservati i dispositivi e gli strumenti propri dei manicomi, quali il controllo del tempo, dei soldi, l’obbligo delle cure, il ricorso alla contenzione.
La legge Basaglia mantiene dunque inalterato il principio di manicomialità, in base al quale chiunque può essere arbitrariamente etichettato come “malato mentale” e quindi rinchiuso. Lo stesso Franco Basaglia, che è scomparso nel 1980 solo due anni dopo l'entrata in vigore della legge 180, mise spesso in guardia rispetto a facili entusiasmi dovuti alla chiusura dei manicomi, considerando tale traguardo, non sufficiente ad alterare quei meccanismi di delega sociale conferita alla psichiatria come il controllo e il contenimento dei comportamenti giudicati disturbanti: ”E’ una legge transitoria, fatta per evitare il referendum e perciò non immune da compromessi politici. Attenzione quindi alle facili euforie. Non si deve credere di aver trovato la panacea a tutti i problemi del malato di mente con il suo inserimento negli ospedali tradizionali. La nuova legge cerca di omologare la psichiatria alla medicina, cioè il comportamento umano al corpo, è come se volessimo omologare i cani alle banane”.
Se l'articolo 32 della Costituzione garantisce il diritto alla libera scelta del luogo di cura e quindi la volontarietà degli accertamenti sanitari, con la legge 180 e la successiva 833/78 non si sono chiusi gli OPG (Ospedali psichiatrici Giudiziari) oggi trasformati in REMS (Residenze Esecuzione Misure di Sicurezza) e non si è vietato pratiche disumane come la contenzione meccanica e l’elettroshock. Invece si stabiliscono dei casi in cui il ricovero può essere effettuato indipendentemente dalla volontà dell'individuo: è il caso del TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e dell' ASO (accertamento sanitario obbligatorio).
La legge stabilisce che il TSO può essere eseguito solo se sussistono tre condizioni: l'individuo presenta alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici; l'individuo rifiuta la terapia psichiatrica; l'individuo non può essere assistito in altro modo rispetto al ricovero ospedaliero.
Subito ci troviamo di fronte ad un problema: chi stabilisce lo “stato di necessità” della cura psichiatrica, l'urgenza dell'intervento terapeutico? E, in che modo si dimostra che il ricovero ospedaliero è l'unica soluzione possibile? Risulta evidente che le condizioni di attuazione di un TSO rimandano di fatto al giudizio arbitrario di uno psichiatra, giudizio cui generalmente il sindaco, che dovrebbe insieme al giudice tutelare agire da garante del paziente, di norma non si oppone.
Il rifiuto delle cure è praticamente l'unica delle condizioni a poter essere invalidata, ma è frequente che il ricovero prosegua anche se il paziente non rifiuta le cure.
Il ricovero, durante il quale si sottosta ad un regime terapeutico imposto, ha una durata di 7 giorni e può essere effettuato solo all'interno di reparti psichiatrici di un ospedale pubblico; deve essere disposto con provvedimento dal sindaco del comune di residenza su proposta motivata da un medico e convalidata da un medico psichiatra operante nella struttura sanitaria pubblica. Dopo aver firmato la richiesta di TSO, il sindaco deve inviare il provvedimento e le certificazioni mediche al giudice tutelare operante sul territorio il quale lo deve notificare e, entro 48 ore, convalidare o meno. Lo stesso procedimento deve essere seguito nel caso in cui il TSO venga rinnovato oltre i 7 giorni.
Se in teoria la legge prevede il ricovero coatto solo in casi limitati e dietro il rispetto rigoroso di alcune condizioni, la realtà testimoniata da chi la psichiatria la subisce è ben diversa. Con grande facilità le procedure giuridiche e mediche necessarie per effettuare il TSO vengono aggirate, nella maggior parte dei casi i ricoveri coatti vengono eseguiti senza rispettare le norme che li regolano e spesso seguono il loro corso semplicemente per il fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle normative e dei diritti di cui gode il ricoverato. Molto spesso prima arriva l'ambulanza per portare le persone in reparto psichiatrico (SPDC) e poi viene fatto partire il provvedimento.
Diffusa è la pratica di mascherare tramite pressioni e ricatti, i TSO con ricoveri volontari. Spesso il paziente viene trattenuto dopo lo scadere del TSO in regime di TSV (trattamento sanitario volontario) senza essere messo a conoscenza del fatto che può lasciare il reparto, oppure, persone che si recano in reparto in regime di TSV vengono poi trattenute in TSO al momento in cui richiedono di andarsene. L'ASO funziona come trampolino di lancio per portare la persona in reparto, dove verrà poi trattenuta in regime di TSV o TSO a seconda della propria accondiscendenza agli psichiatri.
Tutto questo è frutto non solo delle potere medico-psichiatra, ma anche delle pressioni e intimidazioni più o meno dirette che le persone subiscono in ambito familiare e sociale.
Per i pazienti ricoverati in TSO e considerati “agitati” si ricorre ancora al''isolamento e alla contenzione fisica, mentre i cocktails di farmaci somministrati mirano ad annullare la coscienza di sé della persona, a renderla docile ai ritmi e alle regole ospedaliere. Molto spesso il depot (la puntura intramuscolo bisettimanale o mensile) è un metodo invasivo vissuto come un’intrusione forzata che comporta indesiderabili effetti collaterali, tra i quali grave rallentamento delle capacità cognitive e confusione mentale, che non si devono strumentalmente considerare sintomi patologici ma esclusivamente effetti della terapia psichiatrica somministrata per depot. Inoltre la “comodità” per il CIM (Centro Igiene Mentale) dell'iniezione mensile, rispetto alla terapia per somministrazione orale, non giustifica l'esposizione del paziente a effetti indesiderati tanto violenti, fisicamente rischiosi e psicologicamente devastanti. Il grado di spersonalizzazione ed alienazione che si può raggiungere durante una settimana di TSO ha pochi eguali, anche per il bombardamento chimico a cui si è sottoposti.
Ecco come l'obbligo di cura oggi non significhi più necessariamente la reclusione in una struttura, ma si trasformi nell'impossibilità di modificare o sospendere il trattamento psichiatrico sotto costante minaccia di ricorso al ricovero coatto sfruttato come strumento di ricatto e repressione.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
artaudpisa.noblogs.org 335 7002669
via San Lorenzo 38 56100 Pisa                            

sabato 14 luglio 2018

INTERVISTA su Radio Wombat con il Collettivo Artaud

su Radio Wombat intervista/chiaccherata con il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud: dalla cronaca nera locale alla prassi psichiatrica; Salvini vuole riaprire manicomi, mai chiusi, nel 40° della legge Basaglia; anche a Firenze la sperimentazione per il Taser; l’omicidio di Jefferson Tomala e i falsi miti della coercizione poliziesca e psichiatrica.
sotto il link radio Wombat dove trovate una intervista/chiaccherata 
alla trasmissione stampa rassegnata 026 2-8 luglio

https://wombat.noblogs.org/2018/07/09/stampa-rassegnata-026-2-8lug/

https://wombat.noblogs.org

venerdì 22 giugno 2018

DI STATO SI MUORE ANCORA! BASTA TSO CON LE FORZE DELL’ORDINE!

DI STATO SI MUORE ANCORA! BASTA TSO CON LE FORZE DELL’ORDINE!


Di pochi giorni fa è la notizia della morte di Jefferson Tomalà, un giovane 21enne di origini ecuadoriane, ucciso nel corso di un intervento effettuato dalle forze di polizia nella sua abitazione a Genova, a seguito di una chiamata da parte della madre del ragazzo, la quale ha chiesto aiuto perché Jefferson minacciava di togliersi la vita.  Non è chiaro se le forze dell’ordine fossero intenzionate a contattare i medici per valutare la possibilità di un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio); quel che è certo è che l'unica ambulanza arrivata sul posto ha potuto solo raccogliere la sua salma, perché un agente della polizia ha esploso contro Jefferson ben cinque colpi. Infatti gli agenti, una volta intervenuti, hanno spruzzato sul viso di Jefferson dello spray urticante: comprensibilmente questo gesto, anziché calmarlo, lo ha agitato; con il coltello che prima impugnava minacciando di uccidersi, Jefferson ha allora ferito un poliziotto e per questo viene ammazzato, colpito più volte, ad altezza d’uomo, davanti alla madre, in una stanza in cui erano presenti 8 persone e in cui magari sarebbe stato possibile operare in modo diverso per tutelare il poliziotto ferito senza sparare ripetutamente a Jefferson. Il Ministro dell'interno si è dichiarato “vicino al poliziotto” che ha ucciso Jefferson, il quale avrebbe “fatto il suo dovere”; il capo della Polizia Gabrielli ha anche annunciato che presto i poliziotti avranno in dotazione i Taser (le pistole elettriche).
La morte di Jefferson –  perché, anche in assenza camici, è pur sempre la morte di una persona che aveva bisogno di calma e supporto, avvenuta per mano di persone che esercitano il proprio potere con forza e coercizione – ci ricorda ancora una volta quella di Mauro Guerra, ucciso con uno sparo da parte un carabiniere il 29 luglio 2015 a Carmignano di Sant’Urbano mentre cercava di fuggire per sottrarsi a un TSO, e quella di Andrea Soldi, strangolato su una panchina di piazzale Umbria dalle forze dell'ordine durante un TSO, il 5 agosto del 2015 a Torino. Per la morte di Andrea, si è concluso poche settimane fa il processo; sono stati condannati a un anno e otto mesi per omicidio colposo i tre vigili autori della cattura (Enri Botturi, Stefano Del Monaco e Manuel Vair) e lo psichiatra Pier Carlo Della Porta dell’Asl che ha richiesto il TSO Poco più di un anno e mezzo per aver ucciso un uomo. Basta fare un confronto con le pene di oltre 4 anni  che lo stesso tribunale ha inflitto ad alcuni imputati NO TAV che si opposero alla distruzione di un territorio per un progetto inutile quanto oneroso. La psichiatria da anni teneva sotto stretto controllo Andrea, assoggettandolo alle sue cure tramite depot (la puntura intramuscolo bisettimanale o mensile). Tante volte Andrea aveva cercato di liberarsi da questa trappola, di riprendere in mano la propria vita e le proprie scelte: per questo aveva subito una decina di trattamenti obbligatori, fino all’ultimo che l’ha portato alla morte.
Il regime terapeutico imposto dal TSO ha una durata di 7 giorni e può essere effettuato solo all'interno di reparti psichiatrici di ospedali pubblici. Deve essere disposto con provvedimento del Sindaco del Comune di residenza su proposta motivata da un medico e convalidata da uno psichiatra operante nella struttura sanitaria pubblica. Dopo aver firmato la richiesta di TSO, il Sindaco deve inviare il provvedimento e le certificazioni mediche al Giudice Tutelare operante sul territorio, il quale deve notificare il provvedimento e decidere se convalidarlo o meno entro 48 ore. Lo stesso procedimento deve essere seguito nel caso in cui il TSO sia rinnovato oltre i 7 giorni. La legge stabilisce che il ricovero coatto può essere eseguito solo se sussistono contemporaneamente tre condizioni: l'individuo presenta alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, l'individuo rifiuta la terapia psichiatrica, l'individuo non può essere assistito in altro modo rispetto al ricovero ospedaliero.
Subito ci troviamo di fronte ad un problema: chi determina lo “stato di necessità” e l'urgenza dell'intervento terapeutico? E in che modo si dimostra che il ricovero ospedaliero è l'unica soluzione possibile? Risulta evidente che le condizioni di attuazione di un TSO rimandano, di fatto, al giudizio esclusivo ed arbitrario di uno psichiatra, giudizio al quale il Sindaco, che dovrebbe insieme al Giudice Tutelare agire da garante del paziente, di norma non si oppone.
Per la persona coinvolta l'unica possibilità di sottrarsi al TSO sta nell'accettazione della terapia al fine di far decadere una delle tre condizioni, ma è frequente che il provvedimento sia mantenuto anche se il paziente non rifiuta la terapia. Se, in teoria, la legge prevede il ricovero coatto solo in casi limitati e dietro il rispetto rigoroso di alcune condizioni, la realtà testimoniata da chi la psichiatria la subisce è ben diversa. Con grande facilità le procedure giuridiche e mediche vengono aggirate: nella maggior parte dei casi i ricoveri coatti sono eseguiti senza rispettare le norme che li regolano e seguono il loro corso semplicemente per il fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle normative e dei diritti del ricoverato.
Molto spesso prima arriva l' ambulanza per portare le persone in reparto psichiatrico e poi viene fatto partire il provvedimento. La funzione dell'ASO (Accertamento Sanitario Obbligatorio) è generalmente quella di portare la persona in reparto, dove sarà poi trattenuta in regime di TSV o TSO secondo la propria accondiscendenza agli psichiatri.
Il paziente talvolta non viene informato di poter lasciare il reparto dopo lo scadere dei sette giorni ed è trattenuto inconsapevolmente in regime di TSV (Trattamento Sanitario Volontario); oppure può accadere che persone che si recano in reparto in regime di TSV sono poi trattenute in TSO al momento in cui richiedono di andarsene. Diffusa è la pratica di far passare, tramite pressioni e ricatti, quelli che sarebbero ricoveri obbligati per ricoveri volontari: si spinge cioè l’individuo a ricoverarsi volontariamente minacciandolo di intervenire altrimenti con un TSO.
A volte vengono negate le visite all’interno del reparto e viene impedito di comunicare con l'esterno a chi è ricoverato nonostante la legge 180 preveda che chi è sottoposto a TSO "ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno".


Il TSO è usato, presso i CIM o i Centri Diurni, anche come strumento di ricatto quando la persona chiede di interrompere il trattamento o sospendere/scalare la terapia; infatti oggi l' obbligo di cura non si limita più alla reclusione in una struttura, ma si trasforma nell'impossibilità effettiva di modificare o sospendere il trattamento psichiatrico per la costante minaccia di ricorso al ricovero coatto cui ci si avvale alla stregua di strumento di oppressione e punizione. Per questo ancora una volta diciamo NO ai TSO, perché i trattamenti sanitari non possono e non devono essere coercitivi e affinché nessuno più debba morire sotto le mani di forze dell'ordine al servizio degli psichiatri.

La nostra più sincera e  affettuosa solidarietà alla madre e alla famiglia di Jefferson.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa

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